Mauro Scardovelli
Karma ideologico ed economia

Titolo Karma ideologico ed economia
Autore Mauro Scardovelli
Genere Consapevolezza e crescita personale      
Pubblicata il 24/02/2008
Visite 17600
Editore LIberodiscrivere® associazione culturale edizioni
Collana Aleph  N.  6
ISBN 9788899137601
Pagine 120
Prezzo Libro 11,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788899137601
Prezzo eBook 4,99 €
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In seguito alla “svolta etica compiuta dall’occidente”, i vizi privati – egoismo, individualismo, ingordigia, ecc. – sono diventati pubbliche virtù. Virtù perché, stimolandoci a consumare e produrre di più, sono spinte essenziali per lo sviluppo economico. In modi più o meno manifesti e pervasivi, siamo educati, dalla propaganda economicista, a diventare competitivi, egoici e narcisisti, cioè nevrotici. Guarire davvero dalla nevrosi significa non solo riconoscere e superare i condizionamenti subiti, ma anche impegnarsi nel mondo esterno per smascherare e togliere potere ai virus del pensiero, culturalmente diffusi, che sono causa di tanta umana sofferenza.

Introduzione

Psiche e polis

Non viviamo come monadi isolate, ma siamo tutti interconnessi a livello profondo. Come esseri umani, abbiamo la naturale capacità di empatizzare con il dolore di altre persone, anche lontane nel tempo e nello spazio. A livello profondo, il dolore degli altri ci appartiene.
Sono sempre più convinto che, per comprendere e risolvere i problemi psicologici, non è sufficiente lavorare solo su se stessi. Nel libro “Cent’anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio”, Hillman avanza un’idea sulla quale concordo: la nevrosi è una rivoluzione mancata. In sostanza, chi soffre di nevrosi manifesta il sintomo di un disagio che non ha solo cause interne (come ha sostenuto per decenni una parte della psicoanalisi) o famigliari (sulle quali ancora oggi si focalizza gran parte della psicologia), ma anche collettive e culturali.
Ingabbiato in una visione troppo ristretta, il nevrotico si arrovella, soffre passivamente e nello stesso tempo aspira sempre più alla liberazione dai legami interiorizzati. La sua rabbia, in gran parte inconscia, è energia che può essere messa al servizio della guarigione.
La vera cura non consiste nel favorire il suo adattamento al sistema e alle sue perversioni, come Fromm ha ampiamente chiarito. E neppure è sufficiente che egli assuma le sue responsabilità individuali e cambi il modo in cui risponde agli eventi e ai condizionamenti, passo necessario per uscire dalla posizione di impotenza. Per Hillman occorre qualcosa in più: occorre che la persona diventi attiva anche nel mondo esterno, promuovendo i cambiamenti necessari a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quegli ostacoli che, in sostanza, egli stesso ha incontrato, e che hanno contribuito a provocare la sua malattia.
Il lavoro psicologico, in quanto lavoro sulla consapevolezza, se davvero profondo, finisce così per trasformarsi in lavoro politico. Politico nel senso più alto del termine, come partecipazione alla polis. Questa trasformazione, esternamente visibile, è il test della sua riuscita.
Se la nevrosi è fondamentalmente centratura su se stessi, arroccamento nei propri problemi, incapacità di amare e di essere produttivi, la salute è apertura al mondo esterno, ampliamento di interessi, attenzione agli altri, cura del bene comune. La persona sana o risanata è partecipativa e politica per natura.


Componenti culturali della nevrosi

Da quando ho cominciato ad occuparmi di terapia e di formazione, ho notato che ben poche, e sempre più o meno le stesse, sono le convinzioni disfunzionali che producono sofferenza nelle persone: non valgo, non sono capace, non merito, non faccio mai abbastanza, nessuno mi ama veramente, nessuno mi capisce, non si accorgono del mio valore, merito di più, gli altri mi rendono infelice, mi mancano i mezzi, per essere felice avrei bisogno di, ecc.
L’idea che la felicità dipenda dal possesso di ricchezza o beni materiali, o da un lavoro importante, o da relazioni d’amore, o dalla bellezza, dall’intelligenza o da speciali capacità, o da queste ed altre cose insieme, è assai diffusa. Nella cultura dell’immagine, calciatori, rock star, divi del cinema, personaggi televisivi, imprenditori famosi, sono oggetto di ammirazione ed invidia: loro sono i fortunati. Oggi molti ragazzi sono arrabbiati con la loro famiglia perché non è in grado di garantire loro un tenore di vita più alto. Alcuni si chiedono in che modo ottenere l’eredità prima della morte dei loro genitori.
Accontentarsi di quello che si ha ed essere grati di ciò che si riceve dalla vita, senza pretese, con umiltà, momento per momento, è ormai un atteggiamento mentale in via di estinzione. Abbiamo imparato a dare per scontato e ovvio i beni e le comodità di cui godiamo. E continuiamo ad esigere di più, in una corsa senza fine.
A esigere da chi? In primo luogo da noi stessi, dal nostro corpo, dalle nostre prestazioni. Dobbiamo dare sempre di più, diventare più veloci, efficienti, programmati. Non possiamo certo perdere tempo ed apprezzare ciò che già abbiamo nella situazione attuale. Gli altri ci lasceranno indietro.
Anche nel divertimento, che è diventato oggi una specie di dovere. Così per divertirsi occorre viaggiare, scalare montagne, esplorare i fondi marini, collezionare mostre e concerti, visitare città, assaggiare cibi insoliti, conoscere persone all’altro capo del mondo.
Tutte cose complicate, che richiedono molta energia, tanto che si comincia a riposare quando finalmente le vacanze hanno termine. Non si è più capaci di stare fermi e godersi una giornata d’ozio, come fanno i gatti, e come facevano tutti gli uomini fino a qualche decennio fa.
Spesso, pur vivendo nell’agio, non siamo contenti e pretendiamo di più da noi stessi e dagli altri. Avere, possedere, ottenere, arrivare, sono la formula moderna della felicità.
Purtroppo una formula sbagliata. Nelle fondamenta. Perché la felicità viene confusa con l’eccitazione e con l’esaltazione dell’ego.


Natura dell’Ego e sofferenza nevrotica

L’ego, separandosi dal tutto, è infelice per natura. Non può che essere infelice in quanto si è staccato dalla fonte della felicità e della gioia vera e profonda: quella di essere in contatto e di convibrare con la realtà della vita.
In primo luogo si è staccato dal corpo, dalle sensazioni, dalle emozioni, e dalla partecipazione empatica con le altre persone, vicine e lontane, e con gli altri esseri.
Scindendosi, separandosi, l’Ego vive nella paura (gli altri sono competitori o potenziali nemici) e nella carenza d’amore. Due aspetti dello stesso fenomeno.
La logica dell’Ego è quella dell’avere. L’Ego cerca di prendere il più possibile per sé: attenzione, affetto, cura, ammirazione, sesso, denaro, potere. Ogni volta che dà qualcosa, lo fa per calcolo, per avere in cambio. E’ avido, ingordo, incontentabile, perché vive nella privazione di ciò che è più importante: la presenza nell’amore.
L’Ego pensa solo a se stesso. E’ preoccupato solo per sé e per gli oggetti in cui si identifica (partner, figli, amici, carriera, immagine ecc.)
Per loro natura, le pratiche dell’Ego sono tutte forme di compensazione che continuano ad aggravare il problema: la scissione con la realtà si fa sempre più grande.
L’Ego è la fonte di ogni sofferenza nevrotica. La nevrosi può assumere le più diverse forme, ma la sua natura egoica di fondo non cambia.
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In seguito alla “svolta etica compiuta dall’occidente”, i vizi privati – egoismo, individualismo, ingordigia, ecc. – sono diventati pubbliche virtù. Virtù perché, stimolandoci a consumare e produrre di più, sono spinte essenziali per lo sviluppo economico. In modi più o meno manifesti e pervasivi, siamo educati, dalla propaganda economicista, a diventare competitivi, egoici e narcisisti, cioè nevrotici. Guarire davvero dalla nevrosi significa non solo riconoscere e superare i condizionamenti subiti, ma anche impegnarsi nel mondo esterno per smascherare e togliere potere ai virus del pensiero, culturalmente diffusi, che sono causa di tanta umana sofferenza.

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