Pier Guido Quartero
Trekking a Genova

Titolo Trekking a Genova
Passeggiate e avventure di Peo Traverso, pensionato.
Autore Pier Guido Quartero
Genere Narrativa - Giallo, Noir, Poliziesco      
Pubblicata il 11/11/2012
Visite 9009
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Il libro si libera  N.  132
ISBN 9788873884057
Pagine 194
Note Trekking a Genova Copertina di Diana Lapin
Prezzo Libro 15,00 € PayPal
Il trekking praticato da Peo Traverso, personaggio già noto ai lettori delle storie di Quartero, lo ha condotto, partendo quasi sempre dai capolinea dell’autobus, per una rete di stradine, creuze e sentieri, certe volte alla riscoperta del fascino un po’ fané di percorsi, come la Via Antica Romana, quasi dimenticati in mezzo alla crescita urbana e certe altre alla ricerca di scorci di bellezza inattesa in qualche angolo sconosciuto della periferia genovese, come Pomà, sotto i Piani di Fasce, tra S. Desiderio e Apparizione; ma non sono mancate mete più ovvie, come i forti e i santuari sulle colline retrostanti la città, e neppure le gite lungo le valli aspre del massiccio quasi alpino che si alza alle spalle di Pegli e di Voltri. Tutto, con lo sguardo curioso che si addice ad un anziano signore, alla ricerca di particolari interessanti come i canestrelli di Sambuco o l’Università del Raviolo di Lencisa, o ancora come gli ultimi allevatori di mucche ai colletti di Prà, a Bavari o a Sant’Ilario, gli antichi lavatoi delle bugaixe del Fereggiano, le sperimentazioni sulle energie alternative tra Borzoli e Coronata.
 
In questa storia, Peo propone ad una giovane intervistatrice la propria originale concezione del viaggio, mentre le racconta lo sviluppo delle peripezie attraversate nel tentativo di consolidare e, come si dice, mettere a sistema l’impianto del trekking a Genova. Il tutto inserito in un intrigante teatrino dove agiscono amici e nemici, preti ed escort, scrocconi e volenterosi cittadini, con un finale che potrà riservare al lettore qualche sorpresa.

 Il fatto che i pellegrini siano tornati in auge (la via di Santiago de Compostela), non prova forse che il cammino unisce ancora gli uomini nella gioia?”

Quando ho letto queste righe di Pierre Sansot (in tempi non sospetti, cioè prima di avere in mano la bozza di “Trekking a Genova”) ho pensato a Pier Guido e alle sue passeggiate. Ascoltarlo mentre mi racconta della scoperta di un imprevisto collegamento tra due vallate, di una strada percorsa per la prima volta costeggiando un ruscello, di una creusa che al tramonto si illumina di rosa pastello, è un vero piacere.

Un piacere del cuore perché la gioia comunica gioia e un piacere della mente perché i racconti di Pier Guido sono come le matrioske, o meglio come un caleidoscopio, basta un piccolo giro al cannocchiale e tutto si scompone e diventa altra cosa.

Sì, con lui è così, per il suo gusto per i calembour e il suo desiderio di sorprendere usa una raffinata tecnica dialettica: parte da un ostentato minimalismo che fa abbassare la guardia all’interlocutore e poi, con un ammicco, uno scarto improvviso, uno sberleffo, cambia di colpo la prospettiva  e nulla appare come prima.

Da questo punto di vista il libro non delude, a partire dal protagonista, Peo Traverso, alter ego dell’autore e personaggio anche di altri suoi racconti. Traverso ha un cognome assolutamente comune, sulle pagine bianche di Genova ne troviamo ben seicentotrentacinque, eppure quante possibilità tutte presenti contemporaneamente: attraversa o si mette di traverso? Cosa è andato di traverso?

Nel libro Peo è messo nella condizione di massima debolezza: anziano, solo,  assistito in una residenza protetta di periferia (guarda caso), intervistato (non devi fare le domande ma solo dare le risposte), eppure proprio da questa posizione di inferiorità  mena la danza del racconto.

Altro protagonista è il trekking.

Perché si cammina? Ovviamente per fare movimento! C’è del sovrappeso da smaltire e allora cosa è meglio di una sana passeggiata? Lo dicono tutti, lo consigliano i medici, persino le ASL promuovono i “gruppi di cammino” e per i più dinamici c’è il north walking; fin qui ci muoviamo nel rassicurante buon senso, ma ecco, la primavera annunciata dai narcisi sul bordo di un sentiero, i verdi cangianti dei boschi, la luce del tramonto trasformano un normale esercizio fisico in un’esperienza estetica (peraltro la sosta in una trattoria, tra i piaceri della carne e anche dei ravioli e delle lasagne, dimostra come il fine salutistico sia un mero pretesto). 

Ma le matrioske non sono solo due: basta veder spuntare dall’asfalto i resti di una mattonata o notare una lapide su un muro o un antico trogolo e compare lo storico che scopre le tracce della via francigena o la strada medievale che ricalca l’antica via romana.

Camminare allora diventa curiosità culturale, voglia di scoprire le periferie e le periferie delle periferie, dove ancora le tracce del mondo contadino non sono state del tutto sepolte e spianate dal “nuovo che avanza”, dove le stratificazioni della storia si fanno intravvedere da molti piccoli dettagli che possono essere ancora distintamente osservati.

Camminare con il passo e gli occhi di Peo/Pierguido è un’esperienza poliedrica, la soggettività individuale mostra le sue sfaccettature. Ma inaspettatamente spunta il vecchio compagno del PCI, magari un po’ socialdemocratico però ricco di valori, a trasformare il trekking suburbano in un’esperienza politica da mettere in comune: le strade non sono solo paesaggio e cultura ma anche socialità e comunicazione; ritrovare le tracce del passato è collocarsi nel tempo, è possibilità di guardare assieme il futuro.

“Trekking a Genova” non è un manuale sul trekking e neppure una guida all’hinterland genovese, ma dalle sue pagine possiamo trovare gli spunti per trasformare le nostre passeggiate fuori porta in personalissime récherches (dimenticavo, Pierguido è uno dei pochissimi ex PCI più proustiani che marxisti).

La trama del libro ovviamente non deve essere raccontata, ma letta direttamente dalle sue pagine.

Un solo consiglio al lettore: attenzione non tutto è quel che sembra.

Perché la bella ragazza bionda intervista l’anziano ospite alla casa di riposo? L’innocuo pensionato è davvero un vecchietto neppure troppo arzillo, rassegnato a trascorrere gli ultimi anni di vita in una residenza protetta?

Qui forse ho già detto troppo, non me ne voglia l’autore.

Per farmi perdonare prometto che alla prossima passeggiata lungo un torrente, con il pretesto della pesca alla trota, gli lascerò lanciare l’amo per primo nelle pozze più belle.

Manlio Comotto

L’APPUNTAMENTO

Ida scende dall’autobus, gira lo sguardo intorno per orientarsi e si avvia.

L’ombra scura di un gabbiano le sfila accanto silenziosa, sul nitore abbagliante dell’asfalto. Sono le due di pomeriggio, sul marciapiede del lungotorrente, il cui lastricato irregolare è percosso ferocemente dalla luce arroventata del sole di agosto. Uno col cuore debole potrebbe anche morirci, se non fosse per quel po’ di brezza che alita giù per la valle, in direzione del mare. 

Per fortuna si è messa un vestito leggero, e poi un po’ di sole è riuscita a prenderlo, durante le vacanze: una settimana a Monterosso. La delicatezza della pelle da bionda le ha già tirato, altre volte, dei brutti scherzi, ma per adesso il rischio di una scottatura non c’è e, anzi, la leggera abbronzatura che ha presa sulla spiaggia di Fegina - come il colore di un’albicocca matura, dice suo padre, che per le albicocche nutre una passione tale da indurlo a vederne dappertutto - la aiuta ad affrontare con una certa disinvoltura la situazione.

Certo, il Direttore avrebbe potuto combinarle l’appuntamento in un orario più umano:

- Devi sentire questo Traverso - le ha detto - Può uscirne un pezzo interessante. Ricordati che è un tipo particolare, e bisogna saperlo prendere, ma tu, Ida, con quella tua arietta un po’ così… tu ce la puoi fare.

Lo conosce da poco ma già non le piace, il Direttore. Tanti complimenti, tanti sorrisoni, ma borsa strettissima e, in compenso, mani un po’ troppo lunghe. Niente di particolarmente riprovevole ma è anche peggio perché, uno così, risulta più difficile metterlo a posto: il suo sorriso, mentre ti fa una carezza amichevole, dice: vedi, sono una persona diretta, affettuosa… ma intanto tu lo sai che, sullo sfondo, il messaggio insistito è un altro: Allora, ci stai? E una risposta definitivamente negativa sembra non essere contemplata nel novero delle possibilità.

D’altra parte, l’occasione di questo lavoro le è apparsa, a prima vista, abbastanza ghiotta. L’intervista dovrebbe uscire su una rivista patinata che coinvolge enti locali ed istituti di credito: sarebbe la prima occasione per entrare in un giro dove il lavoro è pagato bene e si possono fare conoscenze utili per altri progetti, magari anche un po’ più stimolanti.

Il personaggio da intervistare sarebbe anche interessante professionalmente, stando a ciò che le hanno detto, ma l’argomento non è proprio attinente alle sue competenze. Cosa c’entra una con laurea e master internazionale in Psicologia con il Trekking a Genova? Per fortuna, un diploma di liceo classico ti mette in condizione di affrontare qualunque disciplina, perché ti fornisce, come non ha mancato di ricordarle Andrea, una completa preparazione generalista, più o meno come avveniva a suo tempo con i Mandarini cinesi… Andrea ogni tanto è un po’ palloso, ma è bravo a trovare argomenti per rassicurarti.

Lei ha cominciato a lavorare già da qualche anno come professionista, in appoggio ai Servizi sociali, ma, visto che i fondi pubblici per il settore continuano a diminuire, ha cercato qualche aggancio nel privato e, ultimamente, ha anche pensato di collaborare a pubblicazioni. È stato proprio Andrea, il suo fidanzato storico, a trovarle questo lavoro: tanto per cominciare, le ha detto.

Cosa fosse il trekking a Genova, però, non lo aveva tanto chiaro neanche lui, e Ida ha dovuto arrangiarsi leggendo un po’ di vecchio materiale di qualche anno prima, per potersene fare un’idea più precisa.

Si tratta dell’ennesimo primato genovese. Già da molto prima dei tempi di Cristoforo Colombo (che, come tutti sanno, fu il primo ad arrivare in America), i genovesi hanno sempre avuto la passione di essere i primi a fare qualcosa, o almeno di vantarsi di esserlo. Così risulterebbero inventori della cambiale, della società in accomandita semplice, dell’assicurazione marittima e in genere del capitalismo moderno. Genova ha avuto la prima Borsa Valori d’Italia. Genova è stata il più grande porto del Mediterraneo. Genova ha il centro storico più grande d’Europa. Il Genoa è stato la prima squadra di football italiana. Lo scoutismo italiano è stato fondato a Genova. Genova ha la metropolitana più corta del mondo. Eccetera eccetera eccetera. Pur di primeggiare in qualcosa, i genovesi sono disposti a dichiarare di essere più tirchi dei Biellesi e degli Scozzesi. Ed ecco che, di recente, un genovese ha inventato il trekking a Genova. Fantastico.

Il materiale di consultazione, che il Direttore le ha consegnato con i soliti modi insinuanti e un po’ viscidi, consiste di alcuni ritagli di giornale e di una vecchia pubblicazione, realizzata da una nota casa editrice genovese.

La pubblicazione, che è appunto intitolata: “Trekking a Genova”, ha anche un sottotitolo esplicativo: Un approccio slow alla città di Genova. Si tratta di una raccolta di schede dettagliate su percorsi situati nella periferia cittadina, in quelle delegazioni che una volta, prima del fascismo, erano autonomi comuni di cintura e poi sono state inglobate nella grande Genova.

Il filo, tutto sommato abbastanza originale, che fa da traccia all’esposizione è dato dalla rete dei capolinea degli autobus del servizio urbano. Tutti i punti più lontani dal centro cittadino e raggiungibili dal servizio pubblico vengono proposti come possibili mete o, meglio ancora, punti di partenza per escursioni ai confini della metropoli.

A Ida, sulle prime, questa idea un po’ provocatoria è apparsa magari anche simpatica ma priva di un contenuto reale agli effetti pratici. Lei è abituata, fin da bambina, a fare vacanze di montagna sulle Alpi. Una cosa, evidentemente, è darsi alle escursioni nelle valli intorno al Monte Bianco, ed altra cosa è passeggiare sui crinali del Righi, tra la Val Bisagno e la Val Polcevera… Poi però ha pensato che, quando deciderà di farlo, quel figlio, insieme ad Andrea, potrebbe anche venirle comodo, nella bella stagione, andare alla scoperta di questi posti mai visti e così vicini. San Carlo di Cese, San Desiderio, Acquasanta, San Martino di Struppa, Pino Sottano: località con nomi di un esotismo casalingo, da festa parrocchiale o di partito…

Così se l’è guardato un po’ meglio, il libretto, e lo ha sistemato in casa, nello scaffale delle pubblicazioni turistiche, vicino alla guida Peugeot della Francia e alla brochure promozionale delle Province Insubriche.

C’è una cosa, però, che l’ha stupita e una domanda che le gira per la testa, mentre cammina sotto il sole infuocato verso il suo appuntamento. Se Traverso è l’inventore del trekking a Genova, perché sulla pubblicazione che le ha passato il Direttore il suo nome non è mai citato? È pur vero che quegli altri ritagli di giornale parlano di lui, ma sono solo pezzi di articoli fotocopiati da giornalini di associazioni: ARCI, Circoli Combattenti e Reduci, ACLI, Società Sportive e simili. Oltre a tutto, materiale incompleto e di cui sarebbe assai improbabile e comunque troppo faticoso recuperare gli originali integrali. 

Ha anche provato a chiedere al Direttore come mai la documentazione sia così carente e contraddittoria, ma lui ha mostrato un totale disinteresse per l’argomento, ed ha ricominciato con le sue non troppo larvate avances, facendole subito passare la voglia di insistere. Forse dovrebbe fare un salto alla Civica Biblioteca Berio, in quello che è stato il vecchio Seminario Arcivescovile, per scorrere i giornali del periodo e vedere se per caso c’è qualcosa di più. Su Internet ha già guardato, ma sotto Trekking a Genova c’è solo il riferimento a quella pubblicazione che già ha sistemato negli scaffali della libreria e ad alcune manifestazioni di presentazione dell’iniziativa, dove però il nome di Traverso non ricorre. Comunque, tra poco lo incontrerà, e sarà lui a sciogliere i suoi dubbi.

Ormai è vicina alla meta. L’edificio, grande, si poteva vedere già da lontano. Si accosta al cancello e chiede alla persona che vigila l’entrata. 

- Buongiorno. Ho un appuntamento con un vostro ospite.

- Attenda: avviso il collega. Mi dà il nominativo della persona? 

- Pier Andrea Traverso. Ma lo chiamano Peo.

- Bene. E Lei?

- Ida Picasso.

L’incaricato traffica con l’interfono e parlotta con qualcuno.

- Vada pure in là. Dalla porta la aspettano.

Ida si avvia ed attraversa il cortile verso la porta d’ingresso. La persona che deve accompagnarla è già lì. Sbrigano in fretta le residue formalità e poi si spostano verso i locali interni. Ascensori, corridoi, poi una saletta spoglia.

- Attenda qua.

Ida si siede al tavolo e aspetta. 

PRESENTAZIONI

L’uomo tarchiato che si affaccia alla porta della saletta dopo qualche minuto ha, a prima vista, un’età abbastanza vicino agli ottanta ma, come succede spesso con quelli della sua generazione, ha occhi ancora piuttosto vivaci. La barba bianca a collare compensa la calvizie del cranio. Le sorride subito: evidentemente ha piacere di rompere la monotonia quotidiana e vedere qualcuno.

Ida si alza e gli tende la mano.

- Buongiorno.

- Buongiorno a Lei…

L’uomo sembra imbarazzato. Forse non è più abituato a vedere estranei. Lei si sforza di rompere il ghiaccio, ma le vengono in mente solo banalità.

- Come sa, sono venuta su indicazione del Dottor Fedele. Deve uscire un numero speciale della nostra rivista, dedicato alle risorse nascoste della città. Il Dottor Fedele è convinto che il trekking a Genova…

L’altro la interrompe sventolando svogliatamente la mano, mentre finge un’aria annoiata.

- Lo so… lo so che ci sono elezioni in vista. I numeri speciali si fanno sempre per motivi speciali, no? E cosa c’è di più speciale delle elezioni? E le risorse nascoste della città serviranno a qualcuno per farsi bello, giusto? Lei sa chi?

Ida cade dalle nuvole; opta per la franchezza: - Veramente io sono nuova di questo mestiere. La mia specializzazione è in psicologia e questa intervista, che oggi faccio con Lei, per me è la prima di questo genere. Sto solo cercando di guadagnare un po’ di soldi e vedere se trovo qualche spazio nuovo per lavorare. Non mi sono neanche preoccupata del perché esce questo numero della rivista: s’immagini se conosco il nome di candidati alle elezioni che siano dietro all’iniziativa.

Mentre lei parlava, l’uomo, sulle prime, è apparso come sorpreso e si è messo a fare strane smorfie; alla fine ha stretto gli occhi e ha arricciato le labbra facendo la bocca a culo di gallina. Quando lei finisce di parlare lui, per pochi istanti, rimane in silenzio, come se seguisse dei pensieri propri. Poi:

- Le credo. Anche perché probabilmente stanno cercando di intortare anche Lei.

- Intortare anche me? In che senso?

- Vedrà che lo scoprirà presto, quello che vogliono da Lei.

L’allusione, di cui non riesce a cogliere il significato, la irrita.

- Non capisco, e comunque, se dice che lo scoprirò presto, aspetterò. Lei intanto la vuole fare questa intervista?

Lui sorride, un po’ accondiscendente e un po’ sardonico.

- Certo che la voglio fare. Ma è sicura che riguardi il trekking a Genova, l’intervista che mi deve fare?

- In che senso?

- Nel senso che Lei fa la psicologa. Non pensa che al Suo Direttore interessi qualcos’altro, piuttosto che il trekking?

Ida, questa volta, pensa di capire a cosa siano dirette le allusioni del vecchio, ma ora non ha voglia di pensarci. Tira fuori dalla borsa un blocchetto per appunti, la sua copia del libro, un paio di cartine del Comune di Genova, le pagine della guida telefonica e una guida dell’AMT.

- Allora, se vogliamo cominciare…, se non sbaglio Lei l’idea del progetto l’ha sviluppata partendo da questi strumenti, ed alla fine, tra le altre cose, ne è uscito questo librino. Ma mi vuol spiegare come Le è nata l’idea?

Il Dott. Traverso stavolta non si fa pregare: - Dovrei prenderla da molto lontano…

- Non si preoccupi - sorride lei - abbiamo tutto il tempo che vogliamo…

Sorride anche lui, ancora con una venatura di ironia. - È vero. Allora cominciamo da quando ero piccolo. Ero un bambino tranquillo, mi piaceva leggere ed ero piuttosto goffo. Un po’ ciccio. Mi chiamavano orsacchiotto e mi davano ditate nella pancia per farmi il solletico. Per dirla breve: ho passato la vita ad invidiare mia sorella, che era più alta e più proporzionata di me e che, quando facevamo la pipì, prima dei pasti e prima di andare a letto, ci metteva sempre un sacco di tempo a vuotare la vescica; ho capito solo molti anni dopo che questo dipendeva dal suo modo di vivere assai più vivace del mio e dal consumo di energie che ne derivava. Ciò detto, per parte mia, non potendo aumentare la statura, mi sono sempre sforzato almeno di perdere peso. Poi, naturalmente, anche la salute richiede certe attenzioni…

- Mi sembra che ci sia riuscito…

- Solo da quando sono qua… ma andiamo con ordine. In realtà, come accade spesso a quelli che si ossessionano su un problema, avevo poi dei comportamenti contraddittori. Le solite questioni dei ciccioni: saltare pasti e poi consolarsi con i cioccolatini, tentativi di diete miracolose, alimentazione sregolata. Insomma, sono andato avanti per anni in questo modo. Poi finalmente mi è capitato di andare in un centro di cure dove ho avuto qualche successo. Ci sono tornato diverse volte e ho finito per imparare qualcosa. Soprattutto, ho imparato che il nodo non sta tanto nel diminuire il numero di calorie che si introducono, quanto nel consumarne abbastanza. E sa quale è l’attività che consuma il maggior numero di calorie? Camminare. Infatti, camminando uno sposta tutto il proprio peso: non esiste altra attività così impegnativa; ci sono molti esercizi che comportano sforzi notevolissimi, ma riguardano singole parti della muscolatura. Una bella camminata richiede uno sforzo distribuito e facilmente sostenibile, e fa consumare un sacco di calorie…

- Così si è dato al trekking.

- Più o meno. Finché lavoravo non avevo molte possibilità di muovermi. Comunque ho cominciato, almeno alla domenica, ad uscire con qualsiasi tempo. Andavo a camminare nel posto più vicino a casa: la collina del Righi, su dai forti; l’ho girata per lungo e per largo e ne conosco quasi ogni pietra, ma la passeggiata domenicale non bastava ancora. La svolta è venuta solo dopo che sono andato in pensione. 

- Ci si è dedicato a tempo pieno…

- Non subito, per qualche anno ho fatto un po’ di libera professione… L’ho fatto soprattutto per la paura del vuoto da riempire dopo aver lasciato il lavoro: un po’ il timore di avere una specie di crisi post partum… È una preoccupazione che tocca un po’ a tutti quelli ai quali il lavoro ha dato qualche gratificazione; anzi, devo ammettere che, prima di andare in quiescenza, ho sempre provato una certa vendicativa soddisfazione, nelle occasioni in cui veniva a cercarmi qualche pezzo grosso appena uscito dal mondo del lavoro. Gente che, quando avevo tentato di parlargli per proporre, con il massimo della serietà e della professionalità, le mie idee e le mie soluzioni, non ascoltava nemmeno le mie parole, liquidandomi con qualche frase di rito. Ora arrivavano, pieni di gentilezza e di ammiccamenti, e per prima cosa mi proponevano di darci del tu. Poi, inevitabilmente, mi chiedevano un qualche spazio che consentisse loro di sentirsi, ancora, per qualche ora, i primi attori di ieri… ma di questo magari riparleremo meglio un’altra volta.

- Volentieri. È un argomento importante, visto che il trekking a Genova è soprattutto una proposta per la terza età.

 Traverso recita un brivido di raccapriccio.

- Terza età, brrr!! Comunque…

- Non faccia finta. Lei ha sviluppato delle elaborazioni interessanti sulla terza età, e il progetto di cui parliamo è significativo proprio in questo ambito.

- Ecco brava. Significativo in questo ambito: un manuale stampato non riuscirebbe a fare meno tristezza…

Il trekking praticato da Peo Traverso, personaggio già noto ai lettori delle storie di Quartero, lo ha condotto, partendo quasi sempre dai capolinea dell’autobus, per una rete di stradine, creuze e sentieri, certe volte alla riscoperta del fascino un po’ fané di percorsi, come la Via Antica Romana, quasi dimenticati in mezzo alla crescita urbana e certe altre alla ricerca di scorci di bellezza inattesa in qualche angolo sconosciuto della periferia genovese, come Pomà, sotto i Piani di Fasce, tra S. Desiderio e Apparizione; ma non sono mancate mete più ovvie, come i forti e i santuari sulle colline retrostanti la città, e neppure le gite lungo le valli aspre del massiccio quasi alpino che si alza alle spalle di Pegli e di Voltri. Tutto, con lo sguardo curioso che si addice ad un anziano signore, alla ricerca di particolari interessanti come i canestrelli di Sambuco o l’Università del Raviolo di Lencisa, o ancora come gli ultimi allevatori di mucche ai colletti di Prà, a Bavari o a Sant’Ilario, gli antichi lavatoi delle bugaixe del Fereggiano, le sperimentazioni sulle energie alternative tra Borzoli e Coronata.
 
In questa storia, Peo propone ad una giovane intervistatrice la propria originale concezione del viaggio, mentre le racconta lo sviluppo delle peripezie attraversate nel tentativo di consolidare e, come si dice, mettere a sistema l’impianto del trekking a Genova. Il tutto inserito in un intrigante teatrino dove agiscono amici e nemici, preti ed escort, scrocconi e volenterosi cittadini, con un finale che potrà riservare al lettore qualche sorpresa.

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