Alessandro Conte
Un Doge a Villa Rostan

Titolo Un Doge a Villa Rostan
Agostino Lomellini e il parco perduto di Genova Multedo
Autore Alessandro Conte
Genere Storia      
Pubblicata il 27/03/2014
Visite 6086
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Koine´  N.  28
ISBN 9788873884910
Pagine 154
Prezzo Libro 12,00 € PayPal

Il volume, basato su fonti scritte, ricerche e testimonianze orali, racconta la biografia di un protagonista dell'Illuminismo, Agostino Lomellini (1709 – 1791) Doge della Repubblica di Genova, diplomatico, filosofo, letterato e scienziato, e descrive la sua proprietà più amata: la Villa situata a Multedo, oggi un quartiere del ponente di Genova, nota come Villa Rostan e un tempo dotata di un giardino, purtroppo perduto, famoso a livello internazionale e ricco di simboli, dove si tenevano “adunanze” letterarie e scientifiche e che continuò ad essere visitato da uomini di cultura e da principi ancora nell'Ottocento.

 Presentazione di Giuseppe Piero Fossati

 

Ogni ricerca storica è una sfida verso l’affievolirsi della memoria, individuale e collettiva, un tentativo di arginare le conseguenze del trascorrere del tempo e l’avvicendarsi delle generazioni con relativa perdita della consapevolezza di ciò che è stato.

Queste impressioni mi hanno accompagnato per tutta la lettura del libro di Alessandro Conte su Agostino Lomellini: figura per lo più ignota ai contemporanei, nonostante sia stato Doge della Repubblica di Genova ma anche scienziato, filosofo e cultore appassionato e competente di diverse espressioni artistiche.

L’autore si interroga sulle ragioni, assai diverse in verità, di questo oblio che coinvolge non solo le persone ma anche le testimonianze materiali come il perduto parco di Multedo di cui restano solo sparsi e frammentati residui.

Eppure Agostino Lomellini fu autentico protagonista del suo tempo: illuminista convinto seppe far convivere dentro di sé amore per la cultura e passione civile, un intellettuale trasversale rispetto alle categorie tradizionali (cultura umanistica e scientifica), la cui attività fu sempre caratterizzata dal privilegio della ragione sul fanatismo.

Quella che emerge dallo studio di Conte è una figura intensamente moderna nella sua complessità, basti pensare alla piena condivisione delle tesi del Beccaria, e proprio per questo personaggio poco incline a subire i dogmi dell’epoca.

È significativo, poi, che la centralità del testo sia occupata da una analitica e approfondita analisi del parco di Multedo, sintesi del pensiero e delle passioni di Agostino Lomellini, apoteosi che raccoglie le sue idee di vita, di società, di bellezza con percorsi giocati su più piani di godibilità estetica e funzionale.

 

Un uomo e un’epoca che il lavoro di Alessandro Conte consegna alla nostra sensibilità confermando che davvero le radici della memoria affondano non solo nel passato ma investono anche la nostra contemporaneità.

 

Il Commissario Straordinario

della Provincia di Genova

 

Giuseppe Piero Fossati

 

 

Presentazione di Mauro Avvenente

 

Alcuni anni or sono, per ragioni di carattere meramente istituzionale ebbi l’occasione di conoscere Alessandro Conte nella sua veste e nelle sue mansioni di Funzionario della Provincia di Genova, si discusse circa alcune tematiche ambientali legate alle fonti che generano inquinamento acustico nel territorio del Municipio del Ponente genovese.

Ne ebbi una ottima impressione sia professionale sia umana; esaurite le argomentazioni istituzionali si disvelò una persona ricchissima di interessi culturali con una grandissima passione per la storia locale con uno spiccatissimo senso di attaccamento alla comunità ed al territorio di Multedo e del Ponente.

Già in allora mi svelò la sua intenzione di dare alle stampe un volume che trattava della storia di Multedo il cui titolo doveva essere “Mirtetum”, antica e nobilissima denominazione di quello che era stato un bellissimo lembo di riviera ligure.

Il suo primo volume dato alle stampe ha per titolo “Un Doge a Villa Rostan” e tratta di uno spaccato di storia locale plurisecolare rappresentato dagli splendori della nobile famiglia Lomellini e della sua presenza a Multedo.

I Lomellini ebbero un ruolo straordinariamente importante e caratterizzante la storia negli oltre 400 anni di intensa attività a Genova e nel Ponente.

Non a caso il Municipio ha inteso rendere onore anche a loro ed alla loro presenza a Pegli e Multedo, annoverando quale primo stemma vicino a quello di Pegli proprio quello della città di “Lomello”, città di origine della Famiglia, nell’ambito del “Mosaico della storia” inaugurato nel novembre 2010 sul Lungomare di Pegli.

Agostino Lomellini, figlio di Bartolomeo Lomellini, nacque a Genova nell’aprile 1709 e divenne Doge della Serenissima Repubblica per il biennio successivo al 10 settembre 1760. La sua vita fu ricca di avvenimenti e partecipata dai profondi cambiamenti culturali e politici che soffiavano come un vento impetuoso presso le corti regnanti europee di allora.

L’illuminismo nascente con tutto il suo fervore intellettuale e con gli spunti fortemente stimolanti che rimettevano in discussione ed in gioco certezze che per secoli erano apparse granitiche, appassionarono anche Agostino Lomellini che frequentò gli effervescenti ambienti Parigini di quegli anni.

Forse proprio alcuni stimoli intellettuali acquisiti nelle frequentazioni parigine lo portarono ad amare a tal punto le cose belle che decise di affidarsi, nel 1775, al noto Architetto Andrea Tagliafichi per progettare e realizzare quella meraviglia che fu il parco ed i giardini interni della Villa Lomellini- Rostan a Multedo.

L’opera fu realizzata con tanta perizia e maestria che alcuni anni più tardi, nel 1803, la Duchessa di Galliera affidò allo stesso “Archistar”, come si definirebbe oggi, il compito di realizzare parte della Villa ed il Giardino all’italiana della dimora patrizia Voltrese.

In quei fantastici anni vi era la rincorsa a mostrare al mondo la potenza e l’opulenza delle famiglie nobiliari che cercavano di stupire i propri illustri ospiti con opere architettoniche e botaniche di bellezza di assoluto valore. Il Marchese Ignazio Pallavicini nel 1840 affidò l’incarico a Michele Canzio, architetto di fama e scenografo del Teatro Carlo Felice, il compito di superare tutti i precedenti opifici di Villa raggiungendo vette iperboliche di bellezza e leggiadria costruttiva, quali il percorso scenografico della Villa Pallavicini in Pegli.

Gli esperti sostengono che prese ampi spunti dal meraviglioso giardino che il Tagliafichi aveva realizzato per Agostino Lomellini nella Villa di Multedo.

Ricordo di aver avuto il privilegio di ascoltare direttamente dalla voce di G.B. Graffigna, artista e storico locale, i racconti di quando, bambino, frequentava un suo coetaneo figlio dei custodi e manenti della Villa Lomellini – Rostan e nelle loro escursioni all’interno di quel mondo fantastico aveva visto in funzione un ardito marchingegno meccanico che metteva in movimento la statua lignea di un “Bonzo” che attraverso un complicato ed avveniristico sistema di carrucole consentiva alla statua di muovere le braccia in saluto ed ossequio agli ospiti dei Marchesi.

Grazie dunque a Alessandro Conte per averci restituito una pagina di storia affascinante descritta con la leggiadria di un romanzo che appassiona dalla prima pagina all’ultima, grazie per aver donato alle nuove generazioni una occasione di riflessione su quanto sia importante preservare e salvaguardare il territorio ed il paesaggio, perché noi siamo certamente anche il luogo in cui viviamo.

Nulla vale di più dei doni naturali concessici dal buon Dio, preserviamoli e tramandiamoli ai posteri con amore, non facciamoci fregare in nome di un progresso che spesso è effimero e passeggero, ma talmente devastante per l’ambiente che ci circonda da cancellare per sempre testimonianze quali ad esempio i giardini del Tagliafichi della Villa Lomellini – Rostan piuttosto che Castello Raggio a Cornigliano.

 

Il Presidente Municipio Ponente

 

Mauro Avvenente

 

 

Introduzione

 

Agostino Lomellini (1709 – 1791) discendeva da una delle più importanti famiglie nobili genovesi ed ebbe un ruolo politico di spicco, ricoprendo anche la carica di Doge biennale della Repubblica di Genova (cioè, in pratica, di Presidente di una Repubblica aristocratica e presidenziale ad un tempo). Soprattutto, però, Lomellini fu un uomo di cultura in un periodo, il Settecento, in cui la cultura era ancora considerata in un senso universalista e comprendeva alla pari scienza, letteratura, musica, arti visive, etc.

Con Agostino Lomellini la villa avita di Multedo visse forse il suo periodo di maggiore splendore, sia per la realizzazione dei nuovi giardini sia, e forse soprattutto, per la rilevanza a livello internazionale che assunse Multedo come cenacolo culturale. La bellezza ed il prestigio del giardino lomelliniano richiamavano letterati e scienziati italiani e stranieri e, inoltre, personaggi celebri dell'aristocrazia e della diplomazia internazionali: principesse di case regnanti, i reali di Napoli, il futuro quarto presidente degli Stati Uniti Jefferson (verrà eletto nel 1800), dignitari di vari paesi europei. Anche nel XIX secolo continuarono ad avvicendarsi a Multedo ospiti celebri, fra cui numerosi Savoia e il cancelliere Bismarck, fondatore dell'impero tedesco.

Approfondendo lo studio su Agostino Lomellini mi sono stupito di come quest'uomo sia stato sostanzialmente dimenticato: forse perché scrisse poco e la sua principale opera per il pubblico (il giardino di Multedo) non esiste più, ma soprattutto, credo, perché fu politicamente sconfitto sia all'interno (molti oligarchi genovesi, contrari al suo progressismo, ne impedirono le riforme) sia all'esterno (la Repubblica Genovese, dopo poco più di due decenni dalla sua morte, fu annessa dal plurisecolare e mortale nemico costituito dai Savoia e dal loro stato), mentre l'impostazione del dispotismo illuminato, in cui politicamente si mosse, venne ripudiata dai progressisti Rivoluzionari e Ottocenteschi, che pure a Genova potevano essere considerati in qualche modo eredi anche di Agostino Lomellini.

Presumibilmente per questa sconfitta politica Lomellini, che fu scienziato, filosofo e soprattutto politico, subì una sorta di damnatio memoriae.

A questo oblio contribuì, forse, anche il mondo culturale di cui fu un vero protagonista: fu infatti uno degli ultimi illuministi, ma non certo dei minori, in un mondo che, pur rinnovato dall'Illuminismo rivoluzionario ne ritenne soprattutto gli aspetti pratici e tecnico-scientifici ma non universalistici; il neoclassicismo e l'Arcadia, così presenti nella cultura umanistica di Lomellini, resistettero assai poco dopo la morte dell'ex Doge e vennero presto soppiantati dal Romanticismo.

A Pegli, sull'altro versante del Varenna e quasi dirimpetto alla settecentesca e neoclassica villa Lomellini, alcuni decenni dopo la morte di Agostino venne realizzata l'ottocentesca e romantica villa Pallavicini (il cui parco, forse, almeno in parte si ispirava ai giardini lomelliniani). 

Il parco di Agostino Lomellini e Andrea Tagliafichi non esiste più da oltre mezzo secolo, il parco di Ignazio Pallavicini e Michele Canzio resiste ancora.


Il volume, basato su fonti scritte, ricerche e testimonianze orali, racconta la biografia di un protagonista dell'Illuminismo, Agostino Lomellini (1709 – 1791) Doge della Repubblica di Genova, diplomatico, filosofo, letterato e scienziato, e descrive la sua proprietà più amata: la Villa situata a Multedo, oggi un quartiere del ponente di Genova, nota come Villa Rostan e un tempo dotata di un giardino, purtroppo perduto, famoso a livello internazionale e ricco di simboli, dove si tenevano “adunanze” letterarie e scientifiche e che continuò ad essere visitato da uomini di cultura e da principi ancora nell'Ottocento.

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