Pietro Salvarezza
Singol

Titolo Singol
Autore Pietro Salvarezza
Genere Narrativa      
Pubblicata il 13/05/2014
Visite 7695
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Il libro si libera  N.  151
ISBN 9788873885085
Pagine 142
Prezzo Libro 12,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893390583
Prezzo eBook 4,99 €
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Essere singol.
 
Non single, proprio singol.
 
Appartenere a quella generazione che l’inglese lo mastica un po’ così.
 
La generazione di chi è singol non per scelta ma per eccessivo romanticismo.
 
NEL RISVOLTO: Volere incontrare la donna dei sogni e nel frattempo frequentare corsi: apnea, massaggio ayurvedico, salsa portoricana, apicoltura…
 
Il protagonista, tiene così impegnata la sua vita fatta di un lavoro da tecnico informatico, una casa nei vicoli di Genova e i suoi libri. Tanti, tantissimi libri, la maggior parte dei quali ancora intonsi.
 
A movimentare un po’ le cose arriverà Laura, vicina di casa ansiosa per un marito non proprio limpido. Laura convincerà Pietro a darle una mano, nel tentativo di scoprire il segreto del consor-te. Un’amante? Un’attività illecita? Pietro darà così il via a una vera e propria indagine e si troverà coinvolto in qualcosa di molto più grande di lui.  “Singol” ha il sapore di un giallo senza toni cupi. Umorismo e leggerezza accompagnano il lettore in una storia che è anche denuncia di un certo “sistema Italia”, dove la meritocrazia sul lavoro è un concetto inesistente e gli affari si fanno a suon di favori e serate da casino. “(con e senza accento)”
I
Singol. 
La mania di usare l'inglese per le cose spicce.
Eppure il nostro sport nazionale in qualche modo ha elargito un po' di cultura linguistica.
Difficilmente qualcuno scriverebbe futbal al posto di football. Credo che chiunque abbia visto come si scrive calcio in inglese, e di conseguenza lo scrive e lo pronuncia correttamente.
Sì, anche soccer, però capita di sentirlo pronunciare all'emiliana. Il che riporta sempre a un'antica disciplina, divertente. 
Tuttavia, pur volendo trovare alcune similitudini, trattasi di ben altra cosa.
E allora mi viene da pensare che se il calcio d’angolo fosse il, che so, «kick of angle» (kik ov engol), forse in molti annunci non troveresti scritto «singol educato, sincero, affabile cerca relazione… ». 
«Engol» sta ad «angle» come «singol» sta a «X».
L’associazione aiuterebbe.
Invece il calcio d’angolo, nella verde arena, è il «corner». 
L'angolo è il 'corner' e nell'italiano medio, specialmente se segue il gioco del pallone, questo termine è oramai assimilato, anche perché gli ricorda simpaticamente l'arbitro.
E quindi single per qualcuno rimane un'incognita. 
Parlando di me, Pietro Rambaldi, io sono un … singolo. In italiano mi calza meglio. 
Il termine inglese fa più sciupafemmine, più mascalzone, uno che alle donne riesce strappare una serata più intrigante.
Single è senza dubbio più adatto ad uno scapolo in erba.
Io sono alla soglia dei cinquanta, e da circa dieci anni sono un singolo di nuovo sul mercato… ancora sul mercato… diciamo che forse sarà colpa della globalizzazione, ma ‘sto mercato non è che abbia mai funzionato tanto bene. 
Oddio, qualche affare l'ho fatto anch’io. 
Ma poi ho finito per iscrivermi a qualche corso per riparare ai danni degli abbandoni.
Sono pieno di attestati e brevetti. 
Ho frequentato ogni genere di corsi: massaggi, guida sicura, tiro con l'arco, immersione, parapendio, canoa, vela, ballo caraibico (immancabile refugium peccatorum… ).
Sono pronto a tutto, meno che alle relazioni.
Ma c'è qualcos'altro che ultimamente faccio in maniera compulsiva: compro libri.
Finestre sul mondo e sui pensieri.
Chissà, forse spero di trovare risposte a domande esistenziali tipo: «ma tutto sto casino per… ?».
O forse perché la donna cerca l’uomo col cervello.
Salvo poi comportarsi come Achille: sempre a rincorrere una tartaruga.
Comunque di libri non ne compro uno. No. Ne compro tre o quattro alla volta. Devo uscire dal negozio e sentire il peso del sacchetto nella mano.
E nel preciso momento dell’acquisto mi sento detentore di un nuovo sapere.
E quasi quasi, adesso che sono in centro, mi butto in libreria.
Ho deciso che comprerò qualcosa da leggere.
Poi me ne vado nella casa nuova, presa rigorosamente in affitto. Il giorno che vorrò comprarne una, rivenderò tutti i libri. 
Sicuramente mi avanzerà qualcosa per la ristrutturazione.
La casa nuova sta in un condominio in centro storico e non manca il tipico elemento folkloristico.
La signora Guani, che canta tutto il giorno.
Devo ammettere che è pure intonata. Ma canta forte, fortissimo… una sirena di mezzogiorno. Mi hanno detto che non è tanto a posto (non l’avrei mai detto… ). E anzi, è addirittura in cura. È una questione nervosa. Se non canta parla da sola, sempre a voce alta. Fortunatamente abita all'ultimo piano e quando canta sul terrazzo, i decibel si sprecano. Come pure gli insulti del vicinato. 
Io sono qui da qualche mese, e abito al primo piano.
Della Guani sento solo una debole eco. 
Degli altri condomini so poco. Non ho ancora avuto tempo di incontrarne qualcuno. 
Non mi rimane che aguzzare i sensi per cercare di farmi un’idea del vicinato.
Certo rientrando tardi dal lavoro non è facile.
Sopra di me non so chi ci abita. Sento vagamente la tv… Ogni tanto rumore di tacchetti e un continuo aprire e chiudere della porta. Sento spesso il cellulare. Suoneria scozzese. Tipica: un Nokia.
L'unica famiglia di cui conosco qualcosa di più è la famiglia Rosati. 
Abitano qui a fianco. Credo siano in tre: marito, moglie e un figlio di 8 o 9 anni.
Del marito ho solo sentito la voce, dall'altra parte del muro. Il mio soggiorno confina con il loro.
Una discussione strana: «Hai fatto qualcosa sul computer?» La voce di lui appariva perentoria. Più che una domanda sembrava l’inizio di un interrogatorio. Non sentivo la voce della moglie. Probabilmente era in un’altra stanza. «No? Sicura? Non mi fate casini. Ok?»
Poi lo sbattere di qualcosa. Una sedia forse, un pugno sulla scrivania.
Eh mamma mia! Che reazione spropositata! Se è come penso, la moglie avrà scoperto qualche visita del marito su un sito porno. E che sarà mai? 
Comunque dopo dieci minuti era tornato il silenzio e io stavo già pensando ad altro.
Questo è tutto ciò che so del marito.
Lei e il figlio invece li ho visti da lontano entrare nel portone, un pomeriggio che rincasavo prima del solito. Nel momento in cui sono entrato nell’androne, lei e il bambino si chiudevano la porta di casa alle spalle.
Ricordo che quando sono arrivato alla mia porta ho avuto la sensazione che dietro allo spioncino dei Rosati ci fosse qualcuno a studiarmi. 
Preso da questo improvviso presentimento ho cercato, con precario self control, una superficie riflettente. Dovevo valutare lo stato della mia capigliatura, la condizione dell’ abbigliamento e dell'espressione, che ad una certa ora non catturerebbe l'interesse di una qualsiasi donna al di sotto dei 6 mesi di astinenza.
Ho cercato pure di dare l'angolazione migliore del viso allo spioncino, ma così facendo non riuscivo a vedere la toppa della serratura.
In più mi scivolavano i libri da sotto il braccio e la borsa della palestra mi si era messa davanti, con il suo peso che gravava sempre di più sul collo. 
Non c'era verso. Non riuscivo a capire in che stato ero, non riuscivo ad aprire la porta e sentivo che stavo inesorabilmente cadendo nel ridicolo.
Finalmente sono riuscito ad entrare soffocando un'imprecazione.
Una volta dentro casa, ho tolto dal collo la borsa della palestra e sono passato in cucina per giocare al 'cosasimangiastasera'. Le regole sono semplici: si guarda, a giro, frigo e ante varie alla ricerca di qualcosa di commestibile. 
Quella sera la cena era composta da pane da toast datato e prosciutto.
Mi sono quindi spostato in sala a posare i libri nella stracolma libreria e mi sono lasciato cadere sul divano. 
Quella di prima era solo una stupida convinzione. 
Ma sì dai, cosa vuoi che una madre di famiglia si metta a guardare proprio me dallo spioncino. Era solo suggestione. Ma mentre finivo l’ultimo boccone, dall'altra parte del muro è giunto il sonoro della tv appena accesa e la voce del bambino che chiedeva: «mamma, cosa guardavi prima dalla porta?»
Mandibola ferma, guancia rigonfia e un piccolo dilemma: sorridere o deprimersi?
 
 
Essere singol.
Non single, proprio singol.
Appartenere a quella generazione che l’inglese lo mastica un po’ così.
La generazione di chi è singol non per scelta ma per eccessivo romanticismo.
NEL RISVOLTO: Volere incontrare la donna dei sogni e nel frattempo frequentare corsi: apnea, massaggio ayurvedico, salsa portoricana, apicoltura…
Il protagonista, tiene così impegnata la sua vita fatta di un lavoro da tecnico informatico, una casa nei vicoli di Genova e i suoi libri. Tanti, tantissimi libri, la maggior parte dei quali ancora intonsi.

A movimentare un po’ le cose arriverà Laura, vicina di casa ansiosa per un marito non proprio limpido. Laura convincerà Pietro a darle una mano, nel tentativo di scoprire il segreto del consor-te. Un’amante? Un’attività illecita? Pietro darà così il via a una vera e propria indagine e si troverà coinvolto in qualcosa di molto più grande di lui.  “Singol” ha il sapore di un giallo senza toni cupi. Umorismo e leggerezza accompagnano il lettore in una storia che è anche denuncia di un certo “sistema Italia”, dove la meritocrazia sul lavoro è un concetto inesistente e gli affari si fanno a suon di favori e serate da casino. “(con e senza accento)” 

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