Marco Moretti
Chi diventerai?

Titolo Chi diventerai?
Autore Marco Moretti
Genere Narrativa - Fantascienza      
Pubblicata il 29/08/2015
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Editore Liberodiscrivere® associazione culturale edizioni
Collana Spazioautori  N.  3585
ISBN 9788899137434
Pagine 160
Prezzo Libro 12,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788899137663
Prezzo eBook 4,99 €
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Nella Genova dagli anni Ottanta a oggi la storia di due uomini e delle loro vite. Mario Perotti è il manager sessantenne di una potente finanziaria, leader assoluto e privo di scrupoli. Si serve di persone e mezzi per i propri obiettivi con l'unico fine del profitto e del potere. Alla diagnosi di un cancro raduna i migliori specialisti in ogni campo e lancia la sfida: sopravvivere. Tra gli scienziati convocati c'è Tom Barrins, che coltiva il sogno dell’intelligenza artificiale e dell'integrazione uomo-macchina.
Due anime diverse, la lotta per il potere e per un sogno. Due sentieri che si incontrano più volte sino a un epilogo oltre ogni premessa.
Prima il silenzio e il buio, poi suoni e altre sensazioni: qualcosa di indistinto, scatti, frammenti di sibili e ronzii, lampi colorati e luminosi. Non sa quanto tempo è passato, né ricorda dove si trova: è una dimensione nuova e alterata.
Tutto intorno è indistinto, ovattato. Segmenti di suoni e parole, offuscati da una nebbia che avvolge tutto. La vita comincia con un pulsare lento e vischioso, poi si fa fluida dentro di lui: rumori e luci, colori e frammenti di armonie. I contorni si delineano e le forme si riempiono.
La sensazione, prima indefinita, è ora esaltante: i sensi si riaccendono, tutto diventa nitido, abbagliante. I pensieri scorrono veloci, fiume in piena dopo la siccità: insieme a questi ancora qualcosa di diverso. Capisce di cosa si tratta con i primi ricordi, sommersi da un oceano di immagini e frammenti di vita vissuta e presente.
  • È straordinario, sono ancora in corsa: sono vivo. Vedo e sento meglio di prima: ogni cosa è più chiara e ricordo tutto! Ce l'ho fatta, il sogno e il progetto si sono uniti: ho vinto. È una rinascita: il mondo è cambiato, ma non abbastanza per me.
È solo, lo sa, ma si sente forte e lucido come mai in vita sua. Il male è sconfitto: l’uomo è andato oltre il confine ed è tornato. Quello che ha sempre fatto: lottare, con tutti i mezzi, contro ogni avversario, per avere la meglio.
  • L’uomo ha superato l’orizzonte: meglio di Ulisse con le colonne d’Ercole, di Colombo con l’America e di Armstrong con la luna.
La camera dell'ospedale è fredda: il sole di agosto scalda la pelle dei visitatori e brucia l’erba dei giardini, ma non scaccia il gelo senza brividi che circonda il ragazzo. Lo avvolge, pesa sulle spalle e sugli occhi fissi verso lei che sembra riposare sul letto bianco; il viso di colore lunare sporge sul lenzuolo appena sollevato dal resto del corpo. Nel braccio scarno che lui stringe con rispetto, piccole macchie bluastre ricordano gli aghi entrati per tentare un rimedio.
Il giovane uomo seduto sulla sedia è cresciuto troppo in fretta, lontano da amici e svaghi; il padre, accanto a lui, non colma il vuoto della stanza e della sua anima.
Oltre al caldo rimane tutto il resto fuori della camera: la strada, con Luigi e la sua banda, il pestaggio alla festa, Earth Storm, il web sommerso e la matrice, lo studio e la laurea, l’unica altra donna della sua vita.
Silenzio, odori e ciò che vede hanno l'aroma e il sapore dell’addio; la madre ha sofferto per mesi e lui è vissuto nel buio.
  • Fa freddo qui. Fosse un quadro si intitolerebbe “Morte in periferia”: degna conclusione di una vita ai margini dell’esistenza.
  • Tommaso, non mi pare il momento…
  • Taci, per favore. Adesso porterò avanti le cose: questa sarà la mia via per sopravvivere.
La parete di vetro dell'ampio studio, rivolta a sud, filtra la vista sulle quinte di palazzi colorati: un corpo sinuoso che scende fino al blu. Genova si specchia nel mare come una donna sexy sdraiata sulla riva, gli aromi primaverili sono l’essenza del suo corpo che i gabbiani ammirano gridando. Una signora elegante che ascolta il fascino del nuovo, ma non riesce ad abbandonare le certezze del vecchio, confondendo innovazione con abbandono della tradizione. Ha look da donna di mondo, ma si comporta come una provinciale schiava dell’orgoglio di anni superbi; nobile decaduta che non si rassegna al tempo lanciato verso il futuro.
Tutto resta fuori dell’ampio e lussuoso ambiente: anche le anime di due persone che si affrontano indifferenti allo spettacolo, cercando esiti diversi del loro incontro. Siedono una di fronte all’altro, a una scrivania in legno chiaro: due quadri d’autore, mobili in ciliegio e la poltrona Frau, silenziosi e nobili testimoni. Gli occhi verdi e spenti della donna cercano quelli scuri e profondi dell’uomo; il vestito di lei che scivola floscio, quello di lui rigido come un armatura. Le rughe sono solchi sofferti sul viso ancora ricco di femminilità, mentre di fronte ha la maschera che conosce bene e non sa mai cosa nasconda.
Lei mastica parole ruvide che escono con difficoltà.
-     Allora finisce così?
-     Ti aspettavi qualcosa di diverso, non sono sorpreso.
Gli occhi posati su quelli di lui, guardano nel buio.
-     Voglio che almeno oggi ascolti una donna, non fare tutto da solo.
-     Sai che non posso, e domani è già un film diverso.
La guarda indifferente come si fa con una mosca sul cibo; il sigaro cubano nella mano destra libera piccole volute di aroma. Qualcuno bussa alla porta e interrompe il dialogo, già ridotto all’osso.
-     Avanti, chi è?
-     Scusami Mario, ma ci sarebbe l’Ingegnere che aspetta.
-     Se non c’è altro avrei degli affari da sbrigare, come vedi. - un colpo di tosse mette la parola fine alla discussione. - Luigi, accompagnala all’ascensore.
-     Non disturbarti faccio da sola, conosco la strada.
Mario Perotti congeda così Annika che si dirige alla porta senza voltarsi; archivia la donna come una pratica e si concentra sulla riunione chiave della settimana, il treno non si deve fermare. Non i soliti affari, ma una sfida concepita tre mesi prima, oltre ogni accettabile ambizione.
Rivede il percorso degli ultimi trent’anni: gli studi e i bocconi amari, le partite vinte, i concorrenti battuti o eliminati, i profitti ogni oltre limite e a qualunque costo. Energie devote al potere, risultati e trionfi assaporati in solitudine, nessun margine per una famiglia o dei figli.
-     Ricordi com’era questa città vent’anni fa? Vedi com’è oggi? Riservata e legata alle tradizioni, con i ricchi che nascondono i loro tesori e non ostentano il denaro. Memore del passato che ha visto nascere qui le banche, partire i Crociati e crescere lo scopritore dell’America.
-     Beh, mi sembra che non tutto sia come prima. E tu ci hai messo del tuo.
-     Certo: oggi è multietnica, accoglie le navi da crociera e i loro turisti globalizzati. Si risolleva comunque dalle immancabili alluvioni, che io benedico grazie al “dopo” di appalti e ricostruzione.
-     Non ti sei certo fermato a quello, e hai tirato su parecchio grano. Sei sempre stato ‘attivo’ in vari affari.
-     Siamo nel duemila, Luigi, mai fermarsi: il futuro, anzi il presente, sta nel digitale e l’Istituto di Tecnologia alle spalle di Bolzaneto ne è la prova. Ma sono rallentati dalla politica e dai costi, io ho le mani libere e il denaro non è un problema.
-     Hai scelto gente in gamba, anche l’Ingegnere di là mi sembra tosto.
-     Alla fine resti solo tu. L’impegno e il successo sono del tutto tuoi. Sei un uomo che cerca il senso della vita e lo fai come fece Ulisse: abbattendo nemici e vincendo sfide impossibili.
Il collaboratore annuisce in silenzio.
-     Pensa invece che lei stava per tirare in ballo anche la maternità, ne sono certo: ci mancava solo la scena melodrammatica. Mia madre dimostra qualcosa, in questo senso, come sai; ora devo pensare solo a Perotti. Anche se questa volta sembra il delirio di un pazzo: posso farcela da solo, ma ho bisogno di tutte le mie energie. Vai adesso e di’ a quello di pazientare altri cinque minuti.
-     Come credi, io vado avanti con il resto.
-     È sicuro di quello che mi dice?
-     Al cento per cento, faccio questo lavoro da anni.
-     Nessun margine di errore quindi.
Le parole non sono condite da emozione o esitazione. L’uomo d’affari sta solo constatando un’evidenza.
-     Lei è un business-man navigato, di certo prima di un contratto valuta pro e contro.
-     Assolutamente, non metto una firma senza aver pesato tutto. Più volte.
-     Per me è la stessa cosa; non mi posso affidare all’istinto. Certo l’esperienza ha il suo peso, ma bisogna valutare i grossi numeri.
-     Quindi sono ridotto a una cifra da inserire in una casella.
-     Le ho detto tutto, tiri le somme e mi faccia sapere.
-     Ho già preso la mia decisione; grazie comunque del suo prezioso lavoro. La mia segretaria si occuperà della sua parcella: è stato un piacere conoscerla.
Perotti stringe con fare virile la mano dell’interlocutore; terminato il colloquio resta solo con i propri demoni.
Da leader assoluto, senza anima e senza dio, concepisce solo la vittoria e il comando: ossessionato dall’idea di perdere ciò che per lui è tutto.
-     I miei studi sull’intelligenza artificiale e il supercomputer non sono un miraggio; ho solo bisogno di un finanziamento per il progetto pilota. Siamo a un passo da cambiare l’automazione e l'informatica: non dico come nel film ‘Tron’, ma di unire uomo e computer, mente e internet, e ci siamo più vicini di quello che può pensare.
L'uomo d'affari ascolta adagiato sulla poltrona, più attento a monetizzare il proprio tempo che all’interlocutore. Il giovane uomo alto e magro con capelli arruffati, in piedi di fronte a lui, indossa abiti sportivi e parla con l’aria serena di chi è entusiasta del proprio lavoro. Le parole escono veloci e sicure: non vuole convincere, ciò di cui parla è naturale come un bambino che descrive un gelato o una donna che pensi al suo uomo.
Il manager sbircia l’orologio e la lettura della documentazione che ha in mano lo impegna solo pochi secondi.
-     Dottor Barrins, giusto?
-     Esatto, a sua disposizione.
-     Le piace la musica?
-     Si, ma non capisco che c’entra.
-     Quale musica preferisce? - Continua a fare domande con tono supponente, Tommaso avverte l’irritazione sotto la pelle.
-     Il progressive-rock, dalle origini a oggi; amo molto i gruppi italiani. Qui a Genova…
-     Non ho idea di cosa sia. Ma non importa, io ascolto solo classica. Ha presente Bach, Beethoven, Mozart?
La nota di ironia non sfugge a Tommaso, che si mette sulla difensiva.
-     Abbastanza bene, direi.
-     È musica eterna, sarà splendida anche tra mille anni: il suo ‘progressive’ invece chi lo ascolterà?
-     È più giovane, con pochi anni di vita, comunque dietro ci sono idee. Il nome fa ben sperare in proposito.
-     Proprio così caro dottore, come lei: vedo tante belle idee, ma poche esperienze. Vedo un sogno, ma non c’è altro, nulla che possa superare il giudizio degli anni. La saluto.
L’ennesimo colloquio inutile: stringe le mani sulla valigetta, per strangolarla come farebbe col manager che l’ha appena liquidato. Neanche fosse un piazzista che voglia vendere una scopa elettrica; le nocche sbiancano, le dita fanno male sui manici.
“Niente da fare, non ci si avvicinano neanche e mi prendono pure per il culo: è così difficile capirlo? Con i modi giusti anche un bambino impara a leggere e scrivere, perché un computer non dovrebbe? Ho impegnato tutta la vita in un sogno, ma vivo coi siti web e software per fredde macchine: metallo che non lavora senza qualcuno che le faccia partire e schiacci sulla tastiera”
I possibili finanziatori frenano davanti a un investimento costoso e dal futuro incerto come la robotica avanzata: ma l’intelligenza artificiale è la strada giusta, ne è convinto come una fede. Nella città che ospita una struttura all’avanguardia della ricerca tecnologica, non riuscire a trovare nessuno disposto a sognare con lui: un paradosso. Nessuno che, al di fuori dell’università o i laboratori gestiti dai baroni dell’insegnamento, veda oltre il muro. Sbatte contro la barriera della politica dei piccoli passi e la paura della novità, la gente che non avrebbe cambiato il pesto e il pandolce con nulla al mondo. Quelli che con orgoglio continuano a viaggiare sulla Vespa anni ’70 o nella Fiat 500 con la targa quadrata e i numeri bianchi; quelli che non si getta via niente, tanto prima o poi torna di moda.
Altro che aprirsi al futuro tecnologico, Genova 2.0 è ancora lontana, la transizione da analogico a digitale da completare.
Il giovane Ulisse del duemila non riesce trovare la barca adatta per esplorare il mondo oltre i confini visibili a occhio nudo.
L’ambizione di andarsene da una città chiusa in sé stessa è rimasta nel cassetto, ben serrata a chiave: quando avrebbe dovuto non aveva i mezzi economici e una volta rimediata la borsa di studio il destino gli aveva fatto lo sgambetto. Non poteva abbandonare l’unica persona che credeva in lui.
“Laurea con lode in informatica e Master in cibernetica, ma la mia ricerca sull’intelligenza delle macchine è rimasta un rifugio; nessuno che capisce come metallo e cervello non sono mai stati così vicini”.
Sul display della memoria i flashback quotidiani: gli studi, l’inquina-mento chimico e le lotte ecologiste, la leucemia di mamma, computer e robot, il lavoro e gli hacker, vita artificiale, lei.
Lo squillo del portatile richiama Tommaso nel mondo: un numero privato lampeggia insistente sulle note del suo pezzo preferito.
-     Pronto.
-     Buongiorno, il Dottor Tommaso Barrins?
-     Si, chi parla? Come ha avuto il mio numero?
Tommaso il sognatore concreto, ma anche Tommaso il sanguigno e l’irascibile. Oggi poi non è lontano dai livelli di guardia.
-     Mi chiamo Luigi Minini, responsabile delle Risorse Umane di una azienda che per ora vuole restare anonima. Conosciamo i suoi studi e ci sono piaciuti, la vorremmo con noi. Possiamo darle parecchi soldi e i migliori computer sul mercato: se le interessa fissiamo subito un colloquio.
Tommaso sorride e toglie dalle spalle l'ansia, come una giacca di lana; il nome che aveva appena sentito, la voce del l’uomo che gli dava del lei e lo chiamava dottore, lo riportavano indietro di parecchi anni riaprendo ferite e rispolverando ricordi piacevoli. Per qualche secondo rivede Luigi nella strada che condividevano anni prima: la striscia tra due pareti di palazzi tristi. Lui e la sua cricca di perditempo con le sciarpe bicolore, in attesa, davanti al bar, del momento di andare allo stadio.
Si scuote con un sorriso: avrebbe affrontato con calma tutto ciò e l'ossessione che da anni gli rodeva la testa e il cuore. Adesso doveva solo gustare questo momento, l’inizio di qualcosa: da off-line di nuovo connesso.
Compone il numero che ricorda a memoria e le parla quasi ridendo.
-     Oggi è una bella giornata; come te la passi?
-     Dimmi che non hai impegni per stasera.
-     C’è che ho trovato qualcuno che mi ascolterà. Ceniamo fuori e ne parliamo.
-     Vi ho riunito per discutere di un progetto a cui lavoro da mesi. - esordisce Perotti - Le risorse non sono un problema e il vostro contratto lo dimostra.
Il manager emana determinazione e sicurezza: gesti e parole, abito impeccabile, rasatura perfetta e profumo; nella destra il sigaro cubano, unica debolezza e causa dei suoi mali. Volto senza rughe, occhi attenti e duri: inquadratura e regia da manuale, il copione regge bene. È uomo d’affari, sa come dosare parole e pause, scegliere abiti e gesti, stuzzicare l’attenzione; un venditore di lusso abituato a clienti difficili.
-     Ho voluto voi perché siete bravi, ma avete un valore aggiunto: la scintilla e la grinta. Non ho bisogno di professori o topi di laboratorio: mi servono scienziati visionari per realizzare l’impossibile. In economia come nella scienza si fanno summit e si tracciano programmi, ma a vincere è il singolo: l’idea e la zampata, come nella vita.
Mario Perotti sa sedurre chi ascolta: il gruppo assortito di specialisti, riuniti nel Centro direzionale col nome del manager, presta attenzione con disciplina e curiosità. La moderna struttura giace nell’entroterra, migliaia di chilometri quadrati in collina, a un chilometro dal Passo dei Giovi: la porta genovese verso il Piemonte. L’ha realizzata due anni prima facendone il suo quartier generale; da un anno ospita laboratori di ricerca, computer con server e data-base sotto controllo di personale qualificato; un centro fitness, con piscina, completa il quadro da campus all’avanguardia. La sorveglianza è affidata a uomini selezionati da Minini in base a qualità a lui confacenti: lavorare sodo, fare poche domande e non avere legami familiari. Lo stesso personale tecnico è sottoposto a continue verifiche, ben pagato e non pare distratto da altre questioni che non siano quelle professionali.
La moderna sala riunioni è dotata di apparecchiature multimediali all’avanguardia, ma Perotti preferisce muoversi tra l’auditorio riservato, mentre illustra il progetto parlando a braccio: si tratta dei migliori medici e genetisti, biologi, astronomi e bio-ingegneri. Tra questi siede Tommaso, ancora sorpreso della sua convocazione e ignaro come gli altri del progetto del manager.
-     Si dice che un uomo continui a vivere nei figli, - Perotti si è alzato e si mescola agli specialisti, li fissa uno ad uno - che questo sia il modo di andare oltre la morte; altri inseguono ibernazione o clonazione con lo stesso scopo. Non ho figli e non voglio dormire per secoli o attendere una copia cui insegnare tutto. Non sarei me stesso e non ho tempo: mi è stato diagnosticato un cancro, ma non voglio essere ridotto a una larva dalla chemioterapia. Significherebbe perdermi lungo un sentiero buio e lungo: sono un lottatore e devo sconfiggere la morte adesso, come Mario Perotti. Siete qui per questo.
La bomba è esplosa: solo un breve silenzio e commenti increduli e ironici riempiono l’ampia sala. Uomini abituati a sfidare virus o affrontare difetti fisici, colmare distanze spaziali o applicare formule fisiche e matematiche: il manager li ha messi di fronte al limite estremo.
Tra i presenti alla riunione, nel brusio di fondo, solo due volti tacciono: il manager e l’informatico, ognuno concentrato sulle proprie ossessioni. Mario Perotti vede solo l’ennesimo ostacolo ai suoi piani, un avversario da superare come un concorrente in affari, il più spietato.
Per Tommaso morte e transizione coincidono, intende sfruttare i mezzi che gli sono offerti per realizzare il suo sogno cibernetico: da carne a circuiti, da analogico a digitale.
"A me interessa sviluppare l'intelligenza artificiale - pensa alla fine della riunione - Perotti ha un obiettivo che fa paura, ma in ognuno di noi ha i propri incubi. Anche se a guardare bene non sono così distanti".
L’ombra di un sorriso gli stira le labbra; finalmente ha a disposizione ciò che vuole: denaro, tempo e tecnologia.
Nella Genova dagli anni Ottanta a oggi la storia di due uomini e delle loro vite. Mario Perotti è il manager sessantenne di una potente finanziaria, leader assoluto e privo di scrupoli. Si serve di persone e mezzi per i propri obiettivi con l'unico fine del profitto e del potere. Alla diagnosi di un cancro raduna i migliori specialisti in ogni campo e lancia la sfida: sopravvivere. Tra gli scienziati convocati c'è Tom Barrins, che coltiva il sogno dell’intelligenza artificiale e dell'integrazione uomo-macchina.
Due anime diverse, la lotta per il potere e per un sogno. Due sentieri che si incontrano più volte sino a un epilogo oltre ogni premessa.

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