pa[E/S]saggi
Pa[E/S]saggi

Titolo Pa[E/S]saggi
Arte contemporanea tra corti, giardini e palazzi - Tirano
Autore pa[E/S]saggi
Genere Poesia      
Pubblicata il 13/09/2016
Visite 904
Editore Liberodiscrivere® associazione culturale edizioni
Collana Fuori Collana  N.  3647
ISBN 9788893390255
Pagine 28
Note a cura di Anna Radaelli; ARTISTI: Giuseppe Buffoli (Italia), Elin&Keino (Finlandia), Anthony Meadows (Regno Unito), Emmanuele Panzarini (Italia), Arend Roelink (Olanda)
Prezzo Libro 10,00 € PayPal
Un linguaggio nuovo ci porta a leggere il paesaggio.
L’arte contemporanea non è certo una sconosciuta per Tirano, esporre al di fuori delle mura di una sala espositiva è invece una pratica non abituale nella città. Pa[E/S]saggi, la collettiva di arte contemporanea, curata da Anna Radaelli, che si è svolta dal 21 luglio al 18 settembre 2016, rilegge gli spazi urbani, stimolando la riflessione sui significati assunti dai luoghi in cui sono stati fatti gli interventi artistici.
Il catalogo accompagna il lettore tra le corti, i giardini e i palazzi alla scoperta delle otto opere site specific realizzate con materiali del territorio quali terra, legno e stoffe, da sei artisti italiani e stranieri: Giuseppe Buffoli (Italia), Elin&Keino (Finlandia), Anthony Meadows (Regno Unito), Emmanuele Panzarini (Italia), Arend Roelink (Olanda). Un percorso che stimola a scoprire, insieme alle opere, una città che è terra di storia e di arte. 
Pa[E/S]saggi
a cura di Anna Radaelli
 
Per descrivere la seconda edizione di Pa[E/S]saggi, vorrei anzitutto proporre alcune frasi tratte dall'articolo di Salvatore Settis: Perchè gli italiani sono diventati nemici dell'arte 1 
 
Secondo il Viaggio in Italia di Goethe, le architetture inserite nel paesaggio italiano sono «una seconda natura destinata alla pubblica utilità [...] che opera a fini civili». [...] Secondo Benedetto Croce [ndr] sarebbe ugualmente inammissibile «sfigurare un monumento o fare oltraggio a un bel paesaggio, entrambi destinati al godimento di tutti». [...] L’articolo 9 della Costituzione (entrata in vigore il 1° gennaio 1948) enuncia: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». [...] Perché il paesaggio non sia cannibalizzato da un pugno di speculatori senza scrupoli, esso deve divenire un luogo di coscienza di sé della società che l’ha creato e che lo sta distruggendo. [...] Definire nuove funzioni per il paesaggio e il patrimonio è un obiettivo urgente che compete in primo luogo agli storici dell’arte[...]. In realtà, il futuro della conservazione del patrimonio nelle nostre città si gioca innanzi tutto nella difesa del paesaggio e dell’ambiente, nella coscienza dei valori civili e sociali ad essi legati e non tra le mura di un museo.
 
E' esattamente con questa consapevolezza che gli artisti hanno lavorato alle installazioni site specific visibili lungo le vie, nei giardini e nel centro storico di Tirano. L'osservatore che sceglie di mettersi in dialogo con le opere proposte e con gli artisti nelle giornate di Open Workshop decide di ricercare una nuova coscienza culturale che valorizzi le proprie radici e gli elementi basilari del paesaggio urbano e alpino.
Giuseppe Buffoli nelle sue creazioni insegue costantemente un instabile equilibrio che si raggiunge solo per brevi istanti; con The Princess on the Pea il ponte diventa simbolo del collegamento fra i due argini, esattamente come i pois evidenziano- anche grazie al titolo- un percorso scomodo per la riappropriazione del proprio spazio. Con Rockaby – titolo tratto dal dramma breve di Samuel Beckett- la ricerca dell'equilibrio si pone come unico orizzonte visibile per chi attraversa via Visconti Venosta.
Elin & Keino con Integration/Interruption part II e Skydrops connettono e/o dividono fra loro punti diversi di piazza Marinoni grazie a dei semplici fili; allo stesso tempo cielo e terra si possono unire proprio grazie al punto di vista privilegiato dell'osservatore e le ciotole in acciaio inox oltre a contenere, riflettono. L'azione della luce unita a quella degli agenti atmosferici trasformeranno continuamente le due installazioni.
Anthony J. Meadows ripropone simboli universali ed antichi: un cubo di terra per A Moment of Clarity, una sfera di grano saraceno per Happening; gli spazi espositivi prescelti dall'artista sono quelli accanto a luoghi simbolo di Tirano, la Basilica e Palazzo Quadrio Curzio. Il linguaggio dell'artista si confronta con temi attualissimi eppure secolari: la forza distruttiva e la potenzialità creativa della terra, la forzatura della natura da parte dell'uomo, la ricerca di un paradiso interiore e la trasmigrazione/immigrazione, proponendo opere dal gusto ambivalente.
Emmanuele Panzarini in Packwork, lavora come un sarto ragionando sull'arte del confezionare e sull'arte come confezione di un prodotto; se da una parte costringe entro griglie decorative la collina creata artificialmente, dall'altra l'artista la decora con dei motivi modulari basati sul triangolo, restituendo il valore originario di dono e proteggendo la terra ricoprendola con pregiate stoffe dai colori sgargianti.
Infine Arend Roelink con The Map and the Territory ci porta a ragionare sulla cultura del prodotto di massa e dell'arte come prodotto del territorio, guidando l'osservatore nella riflessione sul significato del chiosco sproporzionato dove non si potranno trovare dei gadget, bensì l'immagine di uno spazio storico, domestico e se vogliamo interiore. Esso viene contrapposto ad una montagna capovolta che altro non è che uno specchio di quanto si trova già intorno a noi - ed in ultima analisi - dentro di noi.
 
In order to introduce the second season of Pa[E/S]saggi I would like to quote from an article by Salvatore Settis : Why Italians have become enemies of the arts (from “Il Giornale dell'Arte” n° 324, October 2012. This followed a conference at Fontainbleu on 29th May 2012, titled “the preservation of the landscape and the heritage in Italy: a long history, a current crisis).
 
According to Goethe in his “Italian Journey”, works of the architecture in the Italian landscape are “a second nature made for public utility […] which works for civil goals”. […] According to Benedetto Croce [editor's note] it would be unacceptable to “disfigure a monument or spoil a beautiful view, as both are meant for everyone's pleasure”. […] The 9th article of the Italian Constitution (1st of January, 1948) says, “The Republic promotes the development of culture and technical and scientific research. It protects the landscape and the national historical and artistic heritage”. […] In order to prevent the cannibalization of the landscape by careless speculators, the landscape has to become a place of awareness for people and for society, which, having once made it, is now destroying it. […] To define new functions for the landscape and its heritage is an urgent matter which is mainly the responsibility of art historians [...]. Currently, the problem of the preservation of the landscape and the environment plays a major role in the future of the protection of the heritage of our cities, as they are deeply concerned with civil and social values that need to arouse awareness in everyone, not confined to the beauty already found in museums. 
 
It is with this awareness that the artists have worked on the site-specific installations along the streets, in the gardens and in the historical centre of Tirano. The viewer who chooses to interact with the proposed art works and with the artists during the Open Workshop, decides to look for new cultural knowledge which enhances his/her roots and the basic elements of the urban and mountain landscape.
In his creations Giuseppe Buffoli pursues a precarious equilibrium which can be reached for a few, short moments; in Princess on the Pea the bridge becomes a symbol of the connection between the two river banks. Also, the polka dots enlighten an uncomfortable path traced in order to re-define our inner space. In Rockaby- from the title of Samuel Beckett's short drama- the search for equilibrium becomes the only visible horizon for those walking along Via Visconti Venosta.
With Integration/Interruption part II and Skydrops, Elin & Keino connect and/or divide different spaces in Piazza Marinoni, thanks to simple thread; at the same time the earth and the sky mix together thanks to the privileged point of view of the observer; the stainless-steel bowls are reflecting, not just containing. The light and the weather interactions will constantly transform the two installations.
Anthony J. Meadows brings us back to universal and ancient symbols: a cube made of soil for A Moment of Clarity, and a buckwheat sphere for Happening. The artist has chosen iconic places in Tirano, the Basilica and Palazzo Quadrio Curzio. Meadows approaches current and long-standing themes with an ambivalent flavour: the destructive power and the creative potential within the ground, men's forcing of nature, the search for an inner paradise and  transmigration/immigration.
In Packwork  Emmanuele Panzarini acts as a tailor, thinking about the art of sewing and the work of art as a wrapped item; he forces the artificial hill into decorated grids, and at the same time he decorates the land with modular triangular shapes. Thus he gives back to the ground the original value of being a gift to the human race and protects the soil with precious colourful fabrics.
In the work The Map and the Territory Arend Roelink leads the viewer to think about the culture of mass product and about art as a product of the territory, reflecting on the value of the out-of-proportion kiosk, where we cannot find any consumer items. Instead, inside there is a historical, domestic, inner space counterposed with an upside-down model of a mountain which is nothing other than a mirror of what already exists outside and – in the final last analysis - inside us.
 
 
 
GIUSEPPE BUFFOLI
THE PRINCESS ON THE PEA – intervento con vernice fluo su ponte 2016 – Ponte Vecchio
Il ponte vecchio di Tirano era posizionato originariamente all'altezza della strada Statale 38; la struttura venne poi spostata nella posizione attuale per permettere la realizzazione di un ponte più robusto in grado di sopportare il peso di alcune turbine trasportate verso l'alta Valtelina. Buffoli, con il suo intervento site specific, sottolinea i processi di lavorazione industriale evidenziando il passaggio pedonale con dei pois fluorescenti che definiscono nuove connessioni tra pubblico/privato e tra spazi interni/esterni. L'ambiente viene modificato nella percezione di chi lo abita ed il ponte stesso da artificiale diventa artificioso, contrastando con il paesaggio naturale del letto del fiume.
The Old Bridge was originally on the main street, Viale Italia; it was then moved to its current position to allow the construction of a stronger bridge for the transportation of turbines. With fluorescent colours, Buffoli highlights the industrial production process, putting inside the passage some fluorescent polka dots that reveal a new space, public and intimate, and also make new connections between inside and outside spaces. The environment is transformed, both in the perception of the viewer and also in terms of the bridge design, which becomes an artificial pattern in contrast to the natural view of the river below.
 
ROCKABY- 2016 -  installazioni in legno e vernice fluo- palazzo Visconti Venosta
L'opera si sviluppa con delle tavole inserite nelle finestre murate lungo la via Visconti Venosta che l'artista interpreta come una contemporanea via crucis, fatta di spazi artificiali e vuoti non colmabili e dove l'unico intervento visivo è dato da una linea fluorescente che ridefinisce l'orizzonte terrestre. Lo spazio urbano è completamente costruito e l'unico elemento naturale visibile al suo interno è il cielo: l'osservatore camminando misura  spazio e tempo della terra in relazione all'uomo ed alla volta celeste; l'orizzonte ideale segnalato lungo il cammino ridefinisce lo spazio, quello fisico e quello interiore, portando consapevolezza al proprio essere presente e restituendo importanza alla dimensione dell'ascolto interiore.
This work is on tables inserted into the walled-up windows along Via Visconti Venosta, likea contemporary Via Crucis, made up of empty artificial spaces where the only visual intervention is a fluorescent line which redifines the terrestrial horizon. The urban space around this work is completely filled by buildings, and the only visible natural element is the sky; the walking viewer redifines space and time inside and outside himself/herself, bringing knowledge of his/her present being and recognizing the importance of the dimension of listening.
 
ELIN & KEINO
SKYDROPS - acciaio inox, 2016 - Piazza Marinoni 
L'opera crea l'impressione che dei pezzi di cielo siano caduti nel terreno, creando piccoli crateri; nelle conche, alto e basso si mischiano, cambiando i nostri orizzonti e ricordandoci della bellezza intorno a noi, del nostro ruolo nella storia e riflettendo/distorcendo la percezione dell'osservatore e dello spazio permettendo di far venire a galla questioni esistenziali. L'opera interattiva si espande a partire dal monumento ai caduti di guerra, riflettendo il cielo e la luce come anche il presente ed il passato, per rendere nuovamente attuale lo spazio commemorativo. L'osservatore diventa protagonista dell'opera e al contempo riscopre il significato del luogo storico di cui entra a far parte: nel gioco di riflessi e riflessioni ogni semplice atto di attesa, osservazione ed interazione con Skydrops modifica la percezione dell'ambiente e del sé da parte del fruitore.
This work creates an impression that pieces of sky have fallen down and created small craters in the ground. Inside the shapes the top mixes with the bottom, changing our horizons. This serves as a reminder of the beauty of our environment and our place in it, places us in a historical context, perhaps even raising existential questions. Skydrops is installed as starting from the monument, reflecting the past and the present, offering a possibility to re-discover the site and its meaning. The interactive installation allows the viewer to become part of the art, playing with light and movement. Reflecting everything from the grass to the sky, the simple act of stopping, looking, or even just walking past, distorts both the viewer and his/her perception of the surroundings. 
 
INTEGRATION/INTERRUPTION PART II- filo, 2016- Piazza Marinoni
L'opera connette con dei fili elementi organici e costruttivi, creando relazioni tra i diversi oggetti presenti nello spazio. Forme e linee possono essere allo stesso tempo confini, passaggi, connessioni e divisioni. Le forme e la percezione dei materiali variano a seconda del punto di vista, della luce e delle condizioni atmosferiche. A volte sembrano essere muri solidi ed impenetrabili anche dal sole, altre volte i fili si trasformano in elementi effimeri, quasi trasparenti. Le superfici diventano soffici con la pioggia e ritornano solide con il bel tempo, si muovono al vento o si allungano con i temporali, prendendo vita proprio grazie all'ambiente.
This work is a dialogue between organic and built elements, drawing out a relationship between the existing characters of a site: lines and forms can create boundaries, passages, links and divisions. The forms and the perception of the materials vary from angle to angle and in reaction to the effect of the light and/or the pertaining weather conditions. Sometimes there seem to be solid walls, masses that let almost no light through, and at other moments the shapes become the lightest and most transparent of elements. The walls soften in the rain, but as the sun shines they dry; they softly shiver in the mild wind or stretch in hard storms. The installation lives in and adapts to the natural conditions of the moment.    
 
ANTHONY J. MEADOWS
A MOMENT OF CLARITY – terra pressata, bulbi di giglio, 2016 – Sagrato della Basilica 
L'opera è composta da terra compattata in un cubo di 1,2 m di lato, posta all'interno di uno spazio urbano e artificiale. Il materiale naturale, attraverso la decontestualizzazione e la forzatura della forma, diventa un artefatto nonostante sia uno degli elementi più essenziali che conosciamo. Una volta abbandonata l'opera a se stessa, la natura ricomincia a prendere il sopravvento su di essa e la terra si sfalda poco a poco ripopolandosi di vita.  Lentamente ed inesorabilmente, la terra ritorna alla sua essenza fatta di bellezza, di forza e di distruzione conservandone il ricordo indelebile nonostante ogni forzatura dovuta al bisogno di auto-determinazione dell'uomo attraverso cementificazioni e costrizioni. L'artista vi inserisce dei bulbi di giglio, fiore simbolo dell'Italia e della Vergine Maria.
This work is made of soil compacted into a cube with sides 1.2 metres long, and is placed within an artificial and urban space; the material is natural but, through its decontextualization and the forcing of the cube, it becomes an artifact and is out of place.  Nevertheless, soil is one of the most essential elements we know. When the work is left to itself, nature to itself, the nature starts again to take advantage and the soil starts to fall apart and to flourish with its own life and with the growth of lillies. Slowly but relentlessly, it goes back to its essence of beauty, strength and destruction, yet still preserving an unforgettable memory despite any human act of force with concrete.
HAPPENING- sacco in iuta, colla, grano saraceno, giornali, specchi, 2016- Palazzo Quadrio Curzio
Una grande sfera realizzata con un film di colla, iuta e grano saraceno si materializza accanto alla sfera lapidea posta al centro del cortile di palazzo Quadrio Curzio. L'artista rielabora le forme presenti nell'edificio trasformandole in simboli della terra e del cielo unendo tradizione e contemporaneità. Con il passare dei giorni l'effimera sfera di grano saraceno si trasforma a causa degli agenti atmosferici e rivela un cuore specchiante. Lo spirito del paradiso in fondo non è altro che una nuova visione di se stessi che riflette le persone e ciò che sta intorno. Le barchette realizzate con carta di giornale sono un riferimento ai migranti di oggi e alle persone decedute nella frana della Val Pola nel 1987, entrambi sono dei passaggi di anime in questo o verso un altro mondo.
A giant sphere made of buckwheat and burlap materializes next to a small globe made of stone on the ground: with this work the artist re-thinks the symbols of the Palazzo Quadrio Curzio, transforming them into symbols of the earth and the sky as well as of the traditional and the contemporary. Eventually the ephemeral and natural sphere may change its shape due to weather conditions and reveal its inner heart made of mirrors: the real spirit of paradise is just another vision of ourselves in the end. It reflects the surroundings and other people, too. The boats made of newspapers are a reference to contemporary immigrants and to the people who lost their lives in the Val Pola landslide of 1987: both are transmigrations into this or another world.
 
EMMANUELE PANZARINI
PATCHWORK – stoffa su prato, dimensioni variabili, 2016 – Fontanone viale Italia
L'artista, decora con un motivo modulare a triangolo di tessuto un tratto del terreno già artificialmente modificato e adibito a fontana. L'opera ha una doppia valenza sociale: critica le costruzioni urbane eseguite senza attenzione per il paesaggio e al contempo restituisce valore alla tradizione e alla terra attraverso la tecnica del pezzotto (tappeto tipico valtellinese eseguito con gli scarti dei tessuti). L'opera, attraverso pregiati ritagli di stoffa colorata, riveste e valorizza il fazzoletto di terra come un dono, così come un tempo il prodotto veniva usato per proteggere e scaldare gli animali ed il fieno nei freddi inverni locali. 
The artist has decorated with a triangle modular pattern made of fabric an artificial mound, a space which has been already unnaturally constricted by the shape of a concrete fountain. This work has a double social function: it draws attention to urban construction built without paying attention to the environment and at the same time reminds the viewer of local traditions and of the soil. In fact, the installation recalls the technique known as “pezzotto”, a typical carpet made of rags and fabric, used in the past to protect and warm animals and their hay during cold winters. Here the precious fabric has been used instead to protect and cover the ground space as a gift.
 
AREND ROELINK
THE MAP AND THE TERRITORY – legno, proiezione video e modello in plastica- Palazzo Merizzi
La ricerca di Roelink mette in relazione l'ambiente circostante allo spettatore: quanto è visibile intorno a noi è in costante metamorfosi ed in ultima analisi riflette l'identità del soggetto. Non è per caso che l'opera mostra da una parte una montagna capovolta mentre dall'altra lo spazio antico e interno del palazzo. Essi sono entrambi facce della stessa medaglia. La contrapposizione si rivela all'interno di un chiosco dalle insolite proporzioni, costruzione emblema della società contemporanea, effimera, consumistica, usa e getta, dove al posto di prodotti di massa l'osservatore può consapevolmente acquisire ciò che esiste già fuori e dentro di noi.
Roelink's research is about the relationship between the environment and the subject: what surrounds us is in constant flux, and in the final analysis it reflects the identity of the viewer. It is not by chance that the work shows an upside-down mountain as well as the ancient and domestic space of the palace, as these are two sides of the same coin. The juxtaposition happens inside a kiosk, an emblem of the ephemeral and disposable nature of contemporary consumer society, and where, rather than buy a mass product, we can try to approach what we have already inside and outside us, but of which we may be unaware. 
 

 

Un linguaggio nuovo ci porta a leggere il paesaggio.
L’arte contemporanea non è certo una sconosciuta per Tirano, esporre al di fuori delle mura di una sala espositiva è invece una pratica non abituale nella città. Pa[E/S]saggi, la collettiva di arte contemporanea, curata da Anna Radaelli, che si è svolta dal 21 luglio al 18 settembre 2016, rilegge gli spazi urbani, stimolando la riflessione sui significati assunti dai luoghi in cui sono stati fatti gli interventi artistici.
Il catalogo accompagna il lettore tra le corti, i giardini e i palazzi alla scoperta delle otto opere site specific realizzate con materiali del territorio quali terra, legno e stoffe, da sei artisti italiani e stranieri: Giuseppe Buffoli (Italia), Elin&Keino (Finlandia), Anthony Meadows (Regno Unito), Emmanuele Panzarini (Italia), Arend Roelink (Olanda). Un percorso che stimola a scoprire, insieme alle opere, una città che è terra di storia e di arte. 

Non ci sono commenti presenti.

Pubblica il tuo commento (minimo 5 - massimo 2.000 caratteri)

Qui devi inserire la tua Login!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password?

Qui devi inserire il tuo nickname!

Qui devi inserire la tua email!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password? Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai i dati di accesso.

Qui devi inserire la tua email!

Ritorna alla login

Chiudi