Marco Rinaldi
Centottanta

Titolo Centottanta
Racconti in tre minuti e altre storie
Autore Marco Rinaldi
Genere Racconti Brevi      
Pubblicata il 10/11/2016
Visite 1536
Editore Liberodiscrivere ediziioni
Collana Il libro si libera  N.  165
ISBN 9788893390286
Pagine 152
Prezzo Libro 13,00 € PayPal

Versione Ebook

ISBN EBook 9788893390293
Prezzo eBook 0,00 €
CENTOTTANTA secondi per ogni storia.
Una sfida ambiziosa che Marco Rinaldi affronta proponendo racconti affascinanti che durano pressappoco tre minuti.
In questo libro il lettore sarà inoltre coinvolto in situazioni emozionanti e articolate, nelle avvincenti storie di liberazione di "25 quattro" e nelle straordinarie "Storie Superbe", un vero e proprio viaggio virtuale alla scoperta di Genova e del suo glorioso passato.
 
Da quando ho intrapreso la carriera di narratore, o come va di moda dire ultimamente, di “storyteller”, stimolato e aiutato da Lazzaro Calcagno, abile regista e coautore dei testi che ho portato in scena fino ad oggi, una specie di fissazione, ai limiti del patologico, ha preso possesso del mio encefalo.
I miei neuroni sono costantemente, forse anche in modo un po’ ossessivo, alla ricerca di nuove storie da raccontare.
Imbattersi in vicende affascinanti non è poi così difficile, elaborarle e farle diventare proprie è, invece, una sfida ambiziosa.
Una volta scritte, il piacere che provo a narrarle in pubblico è molto gratificante, soprattutto se il finale riserva una sorpresa e riesce a lasciare un segno indelebile in chi le ascolta.
Viviamo in un’epoca in cui tutto si muove velocemente, non abbiamo mai tempo di ascoltare qualcosa che ci impegni per troppo tempo.
Siamo convinti, o forse hanno voluto farci credere, che l’unico modo per vivere la nostra vita sia correre a velocità folle.
Un amico, scherzando ma non troppo, mi ha detto che anche il tramonto ormai è inadatto ai nostri ritmi, troppo lento, e che per goderlo meglio occorrerebbe un telecomando in grado di fare scendere il sole più alla svelta.
Questa affermazione assurda racchiude in se l’insensatezza del periodo che stiamo vivendo, in cui anche un tramonto, con i suoi colori e le emozioni che può trasmetterci, è un evento che sembra non rapportarsi con quella che crediamo sia la velocità della nostra vita.
Correre.
Correre sempre e comunque, spesso cercando di anticipare gli eventi.
Correre, ma per arrivare dove?
E soprattutto, quando, e semmai arriveremo, che cosa ne faremo del tempo risparmiato?
Il tempo non si accumula e se vivi solo in prospettiva futura, rischi di dimenticare tante cose preziose del passato e rinunci a goderti il presente.
Pensiero filosofico da quattro soldi?
Forse, ma ho dovuto tenere conto della frenesia che ci attanaglia e chiedermi come avrei potuto continuare a raccontare le mie storie se nessuno ha tempo di ascoltare.
Ho sfidato me stesso cercando di rapportare il mio modo di scrivere e di narrare alla velocità dei nostri tempi.
Tre minuti.
Centottanta secondi.
Condensare un racconto che abbia un senso compiuto e che riesca a destare l’interesse in centottanta secondi è un’impresa ardua, lo so bene, ma ho deciso di provarci ugualmente.
Non so se riuscirò nell’intento, ma tentare non nuoce.
Il volume che vi apprestate a leggere inizia con una sezione dedicata ai racconti brevi per proseguire con altre che contengono storie più articolate da leggere con più calma, magari sdraiati su un prato, davanti ad un bel tramonto.
Buona lettura.
 
 
 
 
Settembre 1913.
Nel canale della Manica viene ritrovato un cadavere galleggiante.
Dopo oltre dieci giorni in ammollo, in balia delle onde e dei pesci, il riconoscimento è quasi impossibile.
Eugen però non ha dubbi.
Gli oggetti trovati nelle tasche dimostrano, senza ombra di dubbio, che quello è il cadavere di suo padre Rudolf.
Come vuole la legge della marineria dell’epoca, dopo il riconoscimento ufficiale, il corpo, o quel che resta, viene restituito al mare.
Rudolf, non è un tipo qualsiasi.
Rudolf è un genio.
Ancora prima di ottenere la laurea in ingegneria meccanica all’università di Monaco di Baviera ha un’idea fissa in testa: realizzare un nuovo motore, o meglio il miglior propulsore possibile.
I primi approcci, però, non sono un granché.
Rudolf prova a costruire un motore ad ammoniaca.
A parte i mal di testa, la puzza bestiale che invade il quartiere e le maledizioni che gli mandano i vicini, quel motore proprio non va.
A malincuore, è costretto a desistere e cambia strada.
Invece di intraprendere quella di Otto e Langhen, inventori del motore a benzina a 4 tempi, pensa ad altro e il 23 febbraio del 1892 brevetta il suo propulsore.
Il concetto è semplice.
L’accensione del carburante deve avvenire tramite l’elevata temperatura della camera di scoppio.
Non c’è bisogno di elettricità per generare la scintilla e il conseguente scoppio, anche perché il problema risulta insormontabile all’epoca. Sarà risolto solo anni dopo grazie all’intuizione di Ferdinand, giovane elettrotecnico il cui cognome diverrà immortale: Bosch.
Con il sistema ideato da Rudolf, inoltre, si possono usare carburanti alternativi: gas, polvere di carbone, olio di paraffina, catrame.
I primi approcci sono poco incoraggianti.
Il propulsore a volte si mette anche in moto, gira per qualche secondo, ma come recita una relazione dello stesso Rudolf:
“Il motore presenta alcuni piccoli inconvenienti. Le guarnizioni non tengono, lo stantuffo tende a corrodersi e il motore, spesso, esplode”
In molti lo prendono per pazzo, per megalomane e non hanno tutti i torti visto quello che scrive:
“Io sono così avanti a tutto ciò che è stato fatto fino ad ora, che in questo importantissimo ramo della tecnica, la costruzione dei motori, posso dire di essere il primo, su questa nostra piccola sfera. La guida di tutte le masse al di qua e al di là degli oceani”.
Sarà pure megalomane, però è un genio e possiede una tenacia rara.
Ci dà dentro come un ossesso, riesce ad ottenere importanti finanziamenti, guadagna moltissimo e, dopo anni di prove, finalmente sviluppa e produce il suo motore che viene utilizzato sul più grande transatlantico del mondo e pure sui sommergibili.
Il 29 settembre del 1913, Rudolf va in Belgio e dal porto di Anversa si imbarca sulla motonave Dresden, alla volta dell’Inghilterra.
Che cosa ci va a fare un ingegnere tedesco in Inghilterra?
Nessuno, ancora oggi, è in grado di dare una risposta certa.
In ogni caso, in Inghilterra, Rudolf non arriverà mai.
La mattina seguente vengono ritrovati sul ponte della nave il suo cappello e il suo mantello accuratamente ripiegato.
La sua scomparsa diventa il giallo dell’epoca.
I quotidiani non parlano d’altro per mesi.
C’è ci sostiene che Rudolf non abbia più un centesimo, ma è difficile credere alla tesi del suicidio.
Qualcun altro ipotizza che sia stato ucciso dai tedeschi perché si preparava a vendere agli inglesi il segreto del suo motore, impiegato nei sommergibili U-Boot.
Il giallo non sarà mai risolto.
È un vero peccato che non esista una tomba che ospiti i poveri resti di quello che può essere definito il più grande genio della meccanica, dell’uomo che ha inventato il motore, ancora oggi, più utilizzato al mondo.
Una tomba dove possano riposare in pace i resti di Rudolf.
Rudolf Diesel.
 
“Chi la dura, la vince!”.
I proverbi e i modi di dire hanno sempre un fondo di verità, soprattutto perché vengono ricordati quando la profezia raggiunge il suo scopo, in caso contrario, chi ci pensa più?
Paul non pensa certo a quel modo di dire quando, imbracciata la chitarra, sta per salire sull’ennesimo palcoscenico di un fumoso locale inglese.
Il pubblico, numericamente esiguo, aspetta distrattamente che lui intoni le prime note.
Paul non può aspettarsi fan in delirio.
Basterebbe un applauso convinto e qualche complimento.
L’essere occasionalmente riconosciuto in conseguenza alla sua partecipazione al programma televisivo “Ready, Steady, go!” dopo le prime volte, non fa più un grande effetto.
Il suo partner artistico è rimasto da qualche parte negli U. S. A. a cercare fortuna.
Il loro album ha venduto poco più di un migliaio di copie
Siamo in autunno e, nonostante l’autostima di Paul vacilli, accade qualcosa di inimmaginabile.
Tom Wilson, il produttore discografico, improvvisamente, ha un’idea: recupera uno dei brani dell’album precedente di Paul e del socio, e gli confeziona una nuova veste.
Aggiunge alcune parti con un suono più aggressivo, elettrico, insomma più coinvolgente.
Bob Dylan e altri artisti stanno battendo i sentieri del folkrock.
In quel periodo è in atto una vera e propria rivoluzione e i pezzi acustici vengono proposti con arrangiamenti più moderni grazie a strumenti elettrici.
Wilson ingaggia il batterista Bobby Gregg, il bassista Bib Bushnell e il chitarrista Al Gorgoni.
In poche ore i tre aggiungono le loro parti al brano originale.
Il risultato è sconvolgente.
Il pezzo sembra completamente diverso, nuovo.
La Columbia, senza neppure avvertire gli autori, decide di fare uscire il 45 giri del brano nella nuova versione.
È un miracolo.
Il numero di copie vendute settimanalmente non si conteggiano più a decine, come con il vecchio album, ma a centinaia di migliaia e, in breve tempo, superano il milione.
La canzone vola al primo posto della classifica americana.
Le radio la trasmettono incessantemente e i ragazzi di tutto il mondo la cantano accompagnandosi con la chitarra.
Paul è costretto, non certo a malincuore, a lasciare i piccoli club inglesi per ritornare velocemente in patria.
C’è da registrare un nuovo album in tutta fretta insieme ad Art, il suo partner di sempre.
Il duo Simon & Garfunkel diventa una delle coppie folk più celebrate di tutti i tempi e la canzone riarrangiata, “The Sound Of Silence” uno standard della musica pop.
“Chi la dura la vince”, basta provare a cambiare un poco. 
CENTOTTANTA secondi per ogni storia.
Una sfida ambiziosa che Marco Rinaldi affronta proponendo racconti affascinanti che durano pressappoco tre minuti.
In questo libro il lettore sarà inoltre coinvolto in situazioni emozionanti e articolate, nelle avvincenti storie di liberazione di "25 quattro" e nelle straordinarie "Storie Superbe", un vero e proprio viaggio virtuale alla scoperta di Genova e del suo glorioso passato.

 

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