Antonino Ricca
Olimpo Reale

Titolo Olimpo Reale
Autore Antonino Ricca
Genere Poesia      
Pubblicata il 02/02/2017
Visite 810
Editore Liberodiscrivere ediziioni
Collana Spazioautori  N.  3650
ISBN 9788893390309
Pagine 100
Prezzo Libro 9,00 € PayPal
Olimpo Reale nasce come libro liberato dalla forme classiche per svilupparsi in un  tesoro-poesie a tema sul Palazzo Reale di Genova, rispecchia anni di ricerca sul verso nuovo, esprime il desiderio di aderire alla parola intesa come sviluppo dell'anima poetica.
Fin dal titolo (Olimpo Reale) della sua nuova raccolta di versi Antonino Ricca ha temerariamente deciso di stabilire un fulmineo, malizioso cortocircuito tra Vita e Opera, tra il teatro dell’esistenza e del lavoro quotidiani (il genovese Palazzo Reale, appunto) e l’inattingibile casa degli dèi e dei poeti. Solo del primo, abitato da Matilde Dillon adolescente, sono in grado di dire qualcosa: intanto, che da non so quanti anni l’ingresso di quell’illustre edificio, passaggio obbligato per chi aspiri a raggiungere da Principe il primo piano di Palazzo Raggio (sede della sezione staccata del Dipartimento di Italianistica, Romanistica, Antichità, Arti e Spettacolo), è stato ed è letteralmente inseparabile dalla giurisdizione (dalla tutela? dalla protezione? dal presidio?) di Antonino Ricca e dalla sua instancabile, mercuriale ‘mobilità’ interamente devoluta al servizio di uno spazio che è sì istituzionale ma anche aperto ai venti che governano il combinarsi delle spore del possibile sui contigui marciapiedi di via Balbi, occupati – nel breve tratto ai cui estremi stanno il coloratissimo chiosco di Livia Jannoni (indimenticata Miss Italia 1975) e il mitico n. 6 – da una umanità multivaria: clochards italiani e internazionali, fisarmoniciste dell’Europa orientale, laureate e laureati incoronati d’alloro; addirittura, in certi giorni specialissimi, e a prescindere da qualsivoglia gentile richiesta, neomelodici napoletani autotrasportati.
Ai margini di un simile milieu Antonino Ricca osserva e si distrae, prende parte e si chiama fuori, assumendo su sé quella duplicità di attitudini, e di obbedienze, che nel 1923, sulla soglia del Porto sepolto di Ungaretti edito alla Spezia dalla Stamperia Apuana di Ettore Serra in 500 esemplari numerati fuori commercio, induceva Benito Mussolini, sollecitato dall’autore, a interrogarsi sulle relazioni che d’ordinario intercorrono tra «burocrazia e poesia, burocrazia ed arte», per concludere irenicamente: «Mi pare che Guy de Maupassant fosse un impiegato dell’amministrazione francese: ed uno dei poeti più interessanti della Francia contemporanea è nella carriera diplomatica. Ma dopo tanto tempo il burocrate non ha ucciso il poeta: e lo dimostra questo libro di poesia. Il mio compito non è di recensirlo: coloro che leggeranno queste pagine si troveranno di fronte ad una testimonianza profonda della poesia fatta di sensibilità, di tormento, di ricerca, di passione e di mistero». Troppa grazia, sant’Antonio? Forse sì, forse no. (E l’allusione neanche tanto criptica a Paul Claudel è degna non di un improbabile Mussolini ‘critico’, che il libro di Ungaretti verosimilmente non ha letto, ma, certo, del giornalista en titre, virtuale direttore di tutti i quotidiani e periodici d’Italia, che non ha mai smesso d’essere).
Toute proportion gardée, ad Antonino Ricca, che Ungaretti non è, e giustamente si astiene dal sottoporre le sue prove all’attenzione del capo del governo (più modestamente, si accontenta della simpatia di professori amici che hanno varcato da un pezzo la conradiana linea d’ombra: Luigi Surdich; l’estensore di questo envoi…), va accreditata una devozione, anzi una dedizione, proprio in senso etimologico, alla poesia che non si dà senza qualche istruttiva ragione. La resa alla forza oscura e non eludibile delle associazioni e delle concatenazioni verbali capaci di subordinare al suono il significato rivela una sorta di disposizione a farsi tramite ora determinato e consapevole ora, se necessario, preterintenzionale di un dettato non altrimenti trasmissibile e comunicabile: con una confidenza piena e abbandonata che non diventa credulità grazie al superstite controllo di una inclinazione fantaisiste che nelle sue composizioni più risolte non esclude i calcolati sussidî del calembour e in generale del divertissement fonico di lata ascendenza palazzeschiana.
Infine: Olimpo Reale è un libro pleno iure genovese, che per un curioso gioco di date vede la luce nell’imminenza del centenario della morte di Gaspare Invrea-Remigio Zena. Non penso tanto al grande narratore di impronta verghiana che in La bocca del lupo ha contemplato con l’impassibilità dell’entomologo ultraconservatore (o magari, da ultimo, con una sorta di riottosa pietas ‘cristiana’) il brulicare di un piccolo mondo collocato ai margini della storia; ho in mente lo sperimentalissimo versificatore che ha scritto Poesie grigie (1880), Le Pellegrine (1894), Olympia (1905). Al sottotitolo di quest’ultima silloge (Volteggi, Salti mortali, Ariette e Varietà) mi piace guardare come all’involontaria prolessi del repertorio sul quale si fonda, a centoundici anni di distanza, l’esercizio inventivo di Antonino Ricca.
 
Franco Contorbia
 
 
 
A volte dilago lento e lieve
A volte sento scendere nel cuore neve
Ghiacciata e affranta e sono pago…
A volte muoio ma poi rinasco
A volte piango in un angolo
Sono tabasco spezia di vita, angelo di ferita
A volte considero il volo del fringuello una poesia nel cervello
Poi volo e accolgo la pace io da solo
Sei la foglia di settembre arida
Sei la voglia permanente di una lacrima
Sei lo scivolo di un bambino d’agosto in riva al mare
Sei l’eterno gioco d’amarezza di un alveare
Mi pervado di te e a volte vivo in sintonia
Dell’esserti vicino guerriero di un sogno che mi pervade
Mi pettino nella fantasia di poesia e tu sei le mie emozioni capovolte
Sì a volte….
 
 
 
 
inesauribile quando sono con te l’azzurro si espande in un riverbero di girasoli splendenti,
sono inondato di luce di sorrisi tuoi arcobaleni d’amore, quando ti sfioro sento respirare il vento leggero
delle stagioni, sento crescere l’ultimo barlume di vita che c’è in me.
Quando ti osservo e mi avvicino, mi inondo di un mondo nuovo più intelligente,
più vicino alla mia mente, vicino al presente.
Quando sto con te le albe diventano giorni e le notti sono mattini, i vuoti diventano allegrie,
i cammini diventano un ritorno all’antico e divento tuo amico.
Quando ti vedo e il tuo sguardo mi calamita capisco di vivere l’attimo fuggente che appartiene al passato,
capto lo sguardo della vita del riso e del pianto di quando ti sto accanto, il suono della tua voce è canto,
e respirare diventa difficile in generale di starti vicino tu donna geniale.
 
 
 
 
 
 
Sul nostro cuore, e ogni odore è gioia gaia,
 
amore, di Settembre per sempre
 
un sorriso nuovo nel mondo,
 
una persona in più dal profondo,
 
Alessandro vita nuova,
 
ancora, prora, Alessandro, Rino e Cristina,
 
vita s’avvicina, ora.
 
Olimpo Reale nasce come libro liberato dalla forme classiche per svilupparsi in un  tesoro-poesie a tema sul Palazzo Reale di Genova, rispecchia anni di ricerca sul verso nuovo, esprime il desiderio di aderire alla parola intesa come sviluppo dell'anima poetica.

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